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“10x10x10”, i mobili diventano accessibili per i bambini con disabilità

MILANO – Ci sono i seggioloni per giocare o per mangiare, i sedili water per i più piccoli, il cavalluccio a dondolo e tanto altro ancora. Tutti oggetti o mobili per l’infanzia rigorosamente targati Ikea, ma con una novità che rende il loro utilizzo quotidiano ancora più importante: sono stati riprogettati e adattati per rispondere alle necessità di bambini con disabilità.

Merito degli studenti della Domus Academy che sono intervenuti su dieci modelli del marchio svedese per rendere accessibili e senza barriere gli oggetti ospit’ della mostra «10x10x10 – The World of Accessibility» che fino al 5 giugno è esposta a Milano presso il Padiglione Noosphere XX1 nell’ambito della XXI Triennale.   L’iniziativa è frutto di un progetto realizzato da Domus Academy, Ikea, Tog e Opendot che hanno anche pensato di donare, al termine dell’esposizione gli oggetti alle famiglie con bambini con disabilità proprio per migliorare la qualità della loro vita.
OGGETTI PERSONALIZZATI

L’idea è nata quando Tog, Fondazione che assiste bambini affetti da complesse patologie neurologiche, ha chiesto a dieci famiglie del proprio network di selezionare un prodotto Ikea da adattare a seconda delle necessità del proprio figlio. A questo punto, sono intervenuti gli studenti dei Master in Product Design, Business Design, Interior & Living Design e in Car & Transportation Design di Domus Academy, guidati dal professor Enrico Bassi. Sono loro, infatti, che hanno ripensato e riprogettato gli oggetti scelti con l’obiettivo di renderli maggiormente accessibili ai più piccoli. Di qui, il percorso che ha portato gli oggetti alla mostra per poi destinarli a quelle stesse famiglie che ne avevano fatto richiesta. Il progetto, dunque, ha insegnato dei concetti fondamentali: «Dobbiamo rivedere il nostro concetto di “normale”: involontariamente – spiega Bassi – si categorizza una persona disabile sulla base delle “abilità perse”, di quanto è diversa rispetto al normale. Credo che questo modo di fare sia profondamente sbagliato, ognuno è normale a modo suo, se qualcuno non parla, è normale per lui comunicare in altro modo, se non regge una matita in mano è straordinario riuscire a farlo. Può sembrare una sottigliezza linguistica, ma fidatevi che non lo è».

LO SGUARDO SOCIALE DELL’IKEA

Aderendo e sostenendo questo nuovo progetto, invece, il marchio svedese continua il percorso di attenzione verso i temi solidali ed etici, con un’attenzione di riguardo verso le realtà locali che si occupano di disabilità. «Attraverso la progettazione di spazi pensati per persone con esigenze particolari, con le sue iniziative di donazione Ikea negli ultimi dieci anni ha sostenuto centinaia di onlus caratterizzate da una particolare attenzione sia per gli utenti, sia per le loro famiglie». Anche per questo, «Ikea ha partecipato con entusiasmo ad un’iniziativa che permetteva alle famiglie di bambini con problemi specifici la personalizzazione dei propri mobili attraverso l’inserimento di accessori parassiti – spiega Valerio Di Bussolo PR Corporate Manager Ikea Italia srl – . Spesso il design dedicato a soggetti speciali ha una linea eccessivamente ospedalizzata, che non tiene in considerazione la dimensione domestica; dimensione nella quale ogni famiglia interpreta e integra il proprio arredamento non solo per questioni legate ai bisogni, ma soprattutto per l’esigenza di avere un posto bello in cui vivere». Tutti i prodotti, dunque, sono stati realizzati dagli studenti a partire dalle caratteristiche di ogni singolo bambino, e questo anche sfruttando gli strumenti di progettazione digitale di cui è dotata Domus Academy.

Fonte: sociale.corriere.it

(s.c./m.m.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?