La Salute in Comune - 2014

Mi presti la tua famiglia?

35x50_famigliaSabato 28 giugno 2014, secondo appuntamento con La Salute in Comune: argomento del giorno è stato L’affido familiare, “Mi presti la tua famiglia? La mia è un poco in difficoltà”, in compagnia di Mercedes Gentile, responsabile della Casa dell’Affidamento della Città di Torino, sita in Via San  Domenico 28.

Cosa è la Casa dell’Affido? In cosa consiste?

Si tratta di una risorsa preziosa per le famiglie in difficoltà che, per il bene dei figli, si appoggiano per periodi di tempo più o meno duraturi a donne e uomini che desiderano accogliere bambini e ragazzi: genitori senza egoismi, pronti a lasciar andare quei “figli-non-figli” quando per i minori arriva il momento di tornare nelle famiglie d’origine, da un padre e una mamma che al momento vivono una situazione di disagio, sociale ed economica; esistono affidi diurni, ma anche residenziali, che prevedono pertanto il completo trasferimento del bambino presso la casa della famiglia “adottiva”.

La Casa dell’affido nasce nel dicembre del 2006, ma subito diventa qualcosa di più: un luogo dove si può parlare delle proprie idee e aspettative, esprimere dubbi, timori, confrontandosi con operatori sociali, famiglie di affidatari che hanno maturato una reale e concreta esperienza e che sono una valida testimonianza per aiutare a comprendere il significato di questa scelta; una location in cui si può dibattere, punto di incontro tra gli operatori che si occupano dell’affidamento nelle dieci Circoscrizioni della Città, allo scopo di uniformare le modalità di agire dei Servizi e di raccordare le risorse con i bisogni, favorendo lo scambio fra le diverse zone.

L’affido familiare è un affido temporaneo, e il 2014 rispetto all’anno appena concluso ha portato con sé risultati importanti – ci spiega Mercedes Gentile – come ad esempio la Mamme di Quartiere, che hanno dato disponibilità per prendere in affido bambini anche di etnie diverse.

La Città di Torino ha inoltre aderito alla seconda sperimentazione del Programma P.I.P.P.I. (Programma di Intervento Per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) che si rivolge alle famiglie con figli di età compresa tra gli 0 e gli  11 anni che si trovano a fronteggiare situazioni impegnative in cui può risultare difficile garantire ai figli e a tutta la famiglia un giusto benessere. Quest’anno il progetto ha coinvolto non solo le circoscrizioni 2 e 9, bensì ha assunto una dimensione cittadina.

L’obiettivo del Progetto è quello di promuovere la sicurezza dei bambini e migliorare la qualità del loro sviluppo all’interno della propria famiglia d’origine, riducendone il rischio di  allontanamento e supportando i genitori in difficoltà in un percorso di crescita, di miglioramento delle proprie competenze, di cambiamento positivo attraverso un  sostegno intensivo ed in un tempo limitato finalizzato anche al rafforzamento dei legami affettivi e delle reti.

Questa importante forma di solidarietà fra famiglie mira a fornire un sostegno concreto, sia fattivo che emotivo, nella vita di tutti i giorni, attraverso l’incontro del nucleo di origine con la  famiglia di sostegno, gli educatori, gli assistenti sociali, gli psicologi: tutti insieme si siedono attorno al tavolo per fare un progetto ad hoc. Attraverso questo approccio integrato tra diversi Servizi la famiglia in difficoltà ed il bambino assumono il ruolo di soggetti attivi nella progettazione, realizzazione e verifica dell’intervento.

Il Progetto PIPPI presenta una difficoltà ulteriore per le famiglie d’appoggio: ogni giorno ci si mette in discussione, interfacciandosi con la famiglia di origine (a differenza dell’affido residenziale).

Le difficoltà legate all’affido sono principalmente in relazione al timore dei genitori rispetto all’allontanamento del figlio: ma, come sottolinea  Mercedes, i bambini non sono proprietà di nessuno, e il legame madre-figlio vive nel cuore di ognuno dei soggetti.

Sono tante anche le mamme (di tutte le nazionalità) che  si mettono a disposizione per accogliere bimbi rom presso la propria casa: signore marocchine, rumene, moldave: la Casa dell’Affido è in contatto con associazioni congolesi, marocchine, rumene e peruviane.

Una unione di etnie che crea ricchezza, divenendo una risorsa in più per La Casa dell’Affido.

Per Associazione Volonwrite
Claudia Cespites

Post precedente

La Salute Comune - 28.06.2014

Prossimo post

Mamme affidatarie: un'esperienza d'amore

The Author

Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

No Comment

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *