Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Per_crescere_c_e_bisogno_di_una_mano._Campagna_promozionale_sull_Affido_familiare_maxw300Sabato 28 giugno, sempre presso la Salute in Comune, si è parla ancora del tema del giorno, l’affido familiare.

Dopo aver ascoltato l’intervento della responsabile de La Casa dell’Affido Mercedes Gentile e dopo le testimonianze di Mohamed, Luca e Roberto (tre ragazzi in famiglie affidatarie), ecco il racconto di due donne e madri che hanno scelto di intraprendere questa emozionante e impegnativa esperienza come affidatarie di Roberta e Claudia (nomi fittizi per la tutela della privacy).

A seguire, i racconti di Amanda e Alina:

Amanda

Io e la mia famiglia ci siamo avvicinate a questo Progetto di affido proprio grazie alla pubblicità de “Mi presti la tua famiglia? La mia è un po’ in difficoltà”; un anno di affido con la piccola Roberta, un’esperienza difficile, dove fondamentale è stato il supporto psicologico. Io e la mia famiglia, compresa mia figlia Isabella di nove anni, abbiamo accolto Roberta e preso in carico il suo nucleo familiare: questo significa che il progetto prevedeva che i suoi genitori condividessero con noi momenti familiari, una volta al mese uscivamo insieme, c’erano incontri individuali (mio marito con il padre di Roberta, io con la madre), oltre a momenti da trascorrere congiuntamente, ad esempio andando a pattinare o cucinando.

Un’esperienza difficile ma che ci ha riempito il cuore, che rifarei e consiglierei!

Alina

Io mi sono imbattuta in questa avventura mentre stavo svolgendo il tirocinio di mediazione interculturale nell’Associazione Mondo Di Gioielli, dove mi è stato proposto un Progetto dal nome “Madri di Quartiere”, di cui sono diventata coordinatrice. Durante questo periodo è successo che la mamma di Claudia avesse bisogno di un aiuto esterno: Casa Affido, presso cui lavora Mercedes Gentile, si è rivolta a Mondo di Gioielli e io ho scelto di accettare la proposta di divenire madre affidataria: non ero spaventata, sono maestra presso una scuola elementare, oltre che mamma.

E’ stato un anno bello, la bimba aveva tre anni e con la madre siamo diventate amiche.

Un incontro di culture, perché io sono russa mentre Claudia è nigeriana: un’esperienza significativa anche per mio figlio, che non aveva avuto una sorella. Claudia è diventata un membro della mia famiglia, dormiva da me (la madre lavorava la notte e di giorno non riusciva a portarla all’asilo).

Il dialogo è stato fondamentale e tra me e la mamma di Claudia è nato un feeling da subito, abbiamo condiviso lacrime e sorrisi, insieme alla bambina. Un’esperienza che rifarei, che mi lascia un ricordo piacevole, che mi ha insegnato tanto, permettendomi di avvicinarmi ad un’altra cultura.

Madre di Quartiere – spiega Alina – è un Progetto che si realizza in zona San Salvario (Torino) e coinvolge me ed altre sette madri, ognuna originaria di un diverso Paese: Spagna, Francia, Congo, Russia, Italia, Romania, Moldavia. Siamo otto donne che non dispongono di una sede di lavoro fissa o di uno sportello presso cui recarsi, siamo noi che andiamo ad incontrare le persone in difficoltà, recandoci fisicamente davanti alle scuole, agli asili. Noi abbiamo studiato a fondo i nostri diritti, specie come donne straniere, e mettiamo a disposizione di chi avesse bisogno ciò che abbiamo imparato: ad esempio da chi recarsi per il permesso di soggiorno, o quali siano le eventuali novità sul territorio.

Incontriamo le donne, raccontiamo il progetto e diamo le informazioni, aiutando gli altri.

Per Associazione Volonwrite
Claudia Cespites

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