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5 febbraio, inno alla Vita

 

La Giornata Mondiale della Vita è l’occasione per ribadire, con partecipata convinzione, il nostro impegno di coerenza per tutelare i valori della vita in tutte le sue forme, perché la sofferenza e la malattia rappresentano una condizione possibile e, come tale, vanno accolte e rispettate come valori inviolabili”. 

Lo aveva dichiarato Salvatore Pagliuca, Presidente Nazionale Unitalsi, in occasione della 34a Giornata Nazionale per la vita, due anni fa.

Sono parole in realtà senza tempo, senza scadenza, mai obsolete.

Le giornate internazionali, gli anni internazionali e i decenni internazionali definiscono un lasso di tempo dedicato alla sensibilizzazione nei confronti di un argomento di interesse mondiale. Molte di queste ricorrenze sono state istituite e promosse dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite o dall’UNESCO.

Le giornate internazionali nascono per rivendicare i diritti che talvolta diamo per scontati, dimenticando quanta fatica siano costati, quanto sacrificio; nascono per accomunare persone che lottano contro una specifica malattia, ricordando loro che in quel giorno particolare tutto il mondo rivolge un pensiero alla loro battaglia personale. Nascono talvolta per festeggiare qualcuno, le donne, le mamme, i papà, i nonni.

L’anno così si colora di giornate speciali, che onorano, ricordano, celebrano aspetti che fanno parte del nostro mondo: oggi, in particolare, si festeggia il diritto alla Vita. La vita intesa come bene non negoziabile, la vita come sinonimo di dignità, di amore, di possibilità.

Non importa che crediate in Dio, in Allah, in Buddha o nel semplice Big Bang: la vita rimane un dono, un’opportunità. Un’unica occasione di conoscere questo mondo e farci conoscere.

Forse una delle domande più insolute della storia dell’umanità è proprio quella su quale sia il senso della vita: fin dai tempi di Socrate e Platone i più illustri pensatori si sono posti interrogativi eterni, spaziando dalla filosofia greca a quella ellenistica, che indicava la strada degli esercizi spirituali per “imparare a vivere”. Si sono susseguite poi la visione dello stoicismo, del vivere in accordo con la natura, per giungere agli anni fondamentali del Medioevo, ove viene meno la domanda sul senso della vita inteso come piacere del vivere, con l’influenza del Cristianesimo che indirizza la riflessione sul peccato. Sono anni in cui più ideologie diverse si trovano a coesistere, ciascuna seguendo un filone indagato, discusso, ricercato.

Se ci avviciniamo all’epoca moderna, non possiamo non citare l’esistenzialismo, che per eccellenza indaga la problematicità del senso della vita, in relazione al nichilismo. Oppure S.Kierkegaard, con la sua critica alla vita estetica, per arrivare così ad Oscar Wilde, massimo esponente dell’estetismo.

Insomma, la questione del diritto alla Vita è credo la più discussa e delicata argomentazione di tutti i tempi, che non si spegnerà mai: religioni diverse, credenze opposte, ideali contrastanti fanno sì che il dibattito e il pensiero rimangano all’ordine del giorno.

Ma la giornata di oggi vuole essere un inno alla Vita, comunque voi la intendiate: Dostoevskij esortava ad amare la vita più della sua logica, per poterne capire davvero il senso. Anche quando non è facile. Anche quando ti sembra che la tua vita vada in pezzi, che il tuo corpo non ti risponda più, che il dolore che provi non si rimarginerà mai… Ci sono vite più semplici di altre, ma non sempre chi apparentemente ha tutto è felice. Ci sono vite da invidia, ma che approfondite non luccicano così tanto come sembra, ci sono vite segnate dalla sofferenza, quella vera.

Ma oggi…oggi, in questo dì che inneggia alla vita, dimentichiamo per qualche ora tutto ciò che di negativo ha invaso la nostra quotidianità, solo per una volta.

5 febbraio 2014, giornata mondiale della Vita.

 

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!

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