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Accessibilità, giornalisti disabili per un giorno. “Teramo, città fuori legge”

Ieri l’associazione “Carrozzine determinate” ha accompagnato i giornalisti del posto a indossare i panni dei disabili invitandoli a sedersi su una sedia a rotelle e ad andare in giro per una città piena di barriere architettoniche. E mercoledì a sedere su una sedia a due ruote sono stati invitati i consiglieri e il Sindaco

TERAMO – Che quello che viviamo sia il ventunesimo secolo non è un’ovvietà per tutti. Secondo i disabili di Carrozzine Determinate a Teramo ci troviamo in un altro momento storico: nel medioevo. Per spiegare come sia possibile fare un tale salto nel tempo ieri mattina l’associazione ha accompagnato i giornalisti del posto a indossare i panni dei disabili invitandoli a sedersi su una sedia a rotelle e ad andare in giro per una città piena di barriere architettoniche.

A volte per raccontare non basta vedere, bisogna immedesimarsi. Così chi ogni giorno senza alcun problema beve un caffè, entra in un ufficio, va in un bagno pubblico, prende un ascensore o passeggia su un marciapiede ieri è diventato improvvisamente “disabile”. Non perché tra i giornalisti ci fosse qualche collega con problemi motori, ma perché salire con la carrozzina su uno scivolo che ha una pendenza superiore a quella stabilita per legge – l’otto per cento – significa ribaltarsi all’indietro e cadere a terra; incontrare uno o più gradini all’ingresso della porta del Comune o dell’assessorato alle Politiche sociali – che di disabili dovrebbe occuparsi – vuol dire non poter entrare in quell’ufficio e quindi essere esclusi dalla massima istituzione della propria città.

Neppure salire al secondo piano con un ascensore, che dovrebbe essere uno strumento utile per un disabile, è un’impresa possibile a Teramo. Al Provveditorato agli Studi l’ascensore è talmente stretto che le ruote della carrozzina restano incastrate tra le porte che non si chiudono, tenendo così imprigionato un cittadino che non può entrare in un ufficio pubblico. Se poi durante una passeggiata in città un disabile volesse andare in bagno non è detto che possa farlo. Un ragazzo disabile che ha accompagnato i giornalisti ha spiegato che una volta sapeva come fare, oggi non più. Prima infatti un solo bar in tutta la città aveva un bagno a norma di legge e lui poteva andarci, anche se era uno solo. Poi, il bar ha chiuso e oggi non sa più dove andare. Se un disabile è fuori casa non ha, quindi, il diritto di andare in bagno e deve soffrire due volte, se non tre. Deve sentire, come ogni giorno, il peso della sua disabilità con tutte le sofferenze fisiche e psicologiche che questo comporta, deve privarsi del diritto ad andare in bagno e deve subire l’umiliazione di essere escluso dalla società.

Bar, uffici pubblici e marciapiedi a Teramo non sono a norma di legge. “Teramo è una città fuori legge, dove non sono state rispettate norme nazionali come il P.E.B.A. (Piano di eliminazione delle barriere architettoniche) e internazionali come la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità”. A spiegarlo è Claudio Ferrante, Presidente di Carrozzine Determinate, che ha avvertito il Comune: “Le risposte devono arrivare subito altrimenti chiederemo il commissariamento della città di Teramo, come prevede la legge 41/86 che istituisce il PEBA”. La prima risposta della politica arriverà mercoledì prossimo 11 novembre quando a sedere su una sedia a due ruote sono invitati i consiglieri e il Sindaco del Comune di Teramo, i rappresentanti di quelle istituzioni nei cui uffici un disabile oggi non può entrare.

Fonte: redattoresociale.it

(s.c./mjp)

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