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Adolescenti in terapia e sport

L’importante non è vincere ma partecipare

Adolescenti in terapia, praticare uno sport fa bene.
Curare, sanare, medicare, assistere, occuparsi, interessarsi, tutti sinonimi di un unico atto. Ci piace pensare a “occuparsi” e a “interessarsi” sinonimi che vanno otre il curare con le medicine; significa fare attenzione e ascoltare non solo il corpo ma anche ogni segno di disagio psichico dei giovani pazienti. Quando si parla di malattia pediatrica e dell’età adolescenziale ci si riferisce spesso alle terapie, ai farmaci a loro dedicati ma non così spesso si pensa anche a terapie “secondarie” ma fondamentali come il restare più vicini possibile alla quotidianità della loro età. Il movimento, lo sport, l’integrazione, la non esclusione. Curare bambini e adolescenti significa anche questo. Significa dar loro la possibilità di non sentirsi esclusi dalle normali attività della loro età, significa anche aiutarli a combattere “il nemico” con forza e determinazione.
Pensiamo allo sport e quali benefici può portare ai bambini e ai ragazzi malati di tumore, sì perché non è assolutamente detto che lo sport e la malattia siano inconciliabili. Gli adolescenti soprattutto hanno bisogno di avere anche questa opportunità non solo come stimolo ma anche come incentivo a continuare la vita ordinaria. “Fare sport quando la malattia è ancora in corso dà una motivazione in più per vincere la battaglia”, spiega un medico oncologo. Occuparsi degli adolescenti che sono guariti o che sono in terapia per una malattia oncologica significa anche offrir loro delle strutture adeguate e uno staff dedicato, con spazi e progetti fatti apposta per loro. Giacomo Sintini – pallavolista colpito da un linfoma non Hodgkin nel giugno del 2011 – ha dichiarato che lo sport gli ha “insegnato a scovare le debolezze dell’avversario. Se avessi soltanto guardato i punti di forza mi sarei ritirato.” Questo ha scritto nel libro della sua storia – Forza e coraggio, ed. Mondadori – in cui molti sono gli spunti incoraggianti e da condividere. Jack – così lo chiamano – ha fondato un’associazione che porta il suo nome e la cui mission è quella di essere un aiuto concreto, presente e futuro per la Comunità del Cancro; sostiene la ricerca medica contro Leucemie, Linfomi e Mieloma e studia soluzioni per migliorare la condizione fisica e psicologica di chi sta affrontando la malattia.
Sono in tanti ormai a credere che un’ora di movimento un paio di volte alla settimana aiuti a rompere la routine strutturata tra prelievi, visite e terapie. Senza esagerare ma quel tanto che serve a sentire che il corpo funziona e che si può restare in forma. Da uno studio pubblicato tempo fa su European Journal of Pediatrics si legge che è emersa l’utilità della pratica sportiva al fine di prevenire deficit motori – forza nell’impugnatura, resistenza nelle gambe, equilibrio, coordinazione e velocità. E che lo sport faccia bene l’abbiamo recentemente visto durante le Paraolimpiadi di Rio de Janeiro. La pratica sportiva aiuta a formare e rafforzare il senso di identità; lo sport essendo caratterizzato da competizione e regole concorre anche a migliorare la capacità di interagire con gli altri.

Fonte: ugi-torino.it

(s.c./l.v.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?