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Agricultura: una specie da proteggere


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1Lunedì 15 luglio – Coldiretti è un’associazione di produttori e imprenditori agricoli. E’ la principale associazione di categoria agricola in Italia e tra le più consistenti in Europa. Nei fatti si occupa di tutto ciò che è agricoltura e oggi è molto più conosciuta di ieri perché ha associato all’idea di tutela dell’agricoltura un concetto molto più ampio di agricoltura multi funzionale, di servizio e di produzione di cibo per la salute.

Mauro D’Aveni è il presidente dell’Associazione.

Mauro, si parla di salute e di cibo. Si può parlare di evoluzione del rapporto tra noi cittadini e il cibo? 

Negli ultimi dieci anni si sono rotti 4 legami fondamentali tra noi e il cibo.

1)      legame con il tempo. Fino a 10 anni fa esistevano i negozi delle primizie, si sapeva che in certi periodi dell’anno si trovavano alcuni prodotti, ma per gustarli tutto l’annoi bisognava rivolgersi a negozi specializzati. Oggigiorno questi negozi non esistono più, con l’incrementarsi della globalizzazione si può trovare qualsiasi cosa in qualsiasi momento.

2)      La seconda rottura è con il produttore e con l’origine del prodotto.  Avendo tutto a disposizione non ci preoccupiamo della provenienza dei cibi. Oggi la stragrande maggiorana dei prodotti è a marchio della grande distribuzione, dove il produttore è indicato come un indirizzo o un numero sanitario

3)      Altra rottura  importante è nella natura del cibo. La legislazione sanitaria tende a privilegiare un concetto di cibo sterile in modo da sopportare una movimentazione tipica della globalizzazione. Dimenticando la naturalità del cibo stesso.

4)      Rottura tra noi e il valore del cibo, valore intrinseco, nutritivo ed economico. Quanto mi costa produrre quel cibo? Anni fa era ovvio che una patata costasse meno di un pezzo di carne e di formaggio. Ma oggi si bada sempre di più alla praticità e all’estetica e una confezione di patate pelate, tagliate e pronte all’uso, arriva a costare più della carne. Si è rotta completamente la consapevolezza nostra del valore connesso al cibo

 

Abbiamo sviluppato una cultura di demonizzazione del batterio. Come incide sulla nostra cultura alimentare e sulla produzione del cibo?

In realtà abbiamo sviluppato questa fobia perché ce l’hanno indotta. Basta guardare qualsiasi pubblicità, dove  fanno credere di poter pasteggiare dentro un wc da quanto è pulito, perché sterilizzato, lavato con detergenti ammazza batteri d’ultima generazione. Ci si dimentica che il nostro antenato non è tanto la scimmia quanto i batteri, che sono stati i primi a colonizzare la terra. Noi stessi siamo colonizzati all’interno da miliardi di batteri, nell’intestino e nello stomaco che consentono l assimilazione e la digestione dei cibi e sulla pelle che la mantengono pulita e attiva nelle sue funzioni. LA globalizzazione ha preferito sterilizzare il cibo per poi restituirci i batteri mancanti sotto forma di prodotti o integratori contenenti bifidus o altro. I trattamenti termici avvengono ad alte temperature e compromettono i valori nutritivi del cibo. Inoltre questa demonizzazione dei batteri è tra le cause dell’aumento delle intolleranze nei confronti del cibo. Dal punto di vista produttivo il cibo vivo rimane quello locale, quello più fresco, quello che più velocemente arriva al consumo dal luogo di produzione.

 

Mancanza di consapevolezza del valore economico del cibo che si compra. È cambiato anche l ordine dei fattori che incidono nella stima del valore finale del prodotto, determinato soprattutto dalle multinazionali che la fanno da padrone…

In passato il prezzo al dettaglio era la sommatoria del costo alla produzione più i vari costi di trasporto, di intermediazione, fino alla percentuale che rimaneva al negoziante e poi si arrivava al prezzo finale. Oggi il prezzo finale viene fatto a valle non più a monte, è fatto direttamente da chi controlla la produzione e la distribuzione, quindi i grandi gruppi che influenzano e che controllano  sia gli stili di consumo sia la parte economica. Promozioni e sotto costo sono presenti tutto l anno e attirano una grande fetta di popolazione. Adottano tecniche di comunicazione e marketing per far si che i clienti riempiano il carrello.

 

Come può un cittadino recuperare certe rotture con la cultura del cibo e far fronte a questo problema?

E’ importante seguire la stagionalità dei prodotti e soprattutto consumare prodotti italiani e a km 0. Capirne la provenienza e il nome del produttore. Torino è tra le città migliori d’Italia per quanto riguarda il rapporto numero dei mercati cittadini e abitanti. Il mercato è il luogo migliore dove fare la spesa. Guardo il cibo, lo tocco, a volte lo assaggio, mi confronto. Altro fattore importante è imparare a pianificarsi la spesa. Solo se io sono consapevole di quello che consumo riesco a pianificarmi la spesa settimanale, senza sprechi. E si ottengono molti benefici. Spendo meno, non spreco cibo, mangio meglio e più sano. Piccoli passi piccole cose ma tutti insieme si contribuisce  a valorizzare il mercato locale.

 

Quali sono e quali saranno le battaglie principali di Coldiretti?

Nell’ultimo decennio Coldiretti ha vinto una serie di battaglie. Intanto siamo riusciti a parlare di nuovo di agricoltura  e a farne parlare in un modo un p’ diverso dal solito. L agricoltura ha smesso di essere quel settore in cui nessuno voleva stare, sempre visto come il settore dei reietti, di quelli che non ce l hanno fatta nella vita. Ora non è più così. Anzi è uno dei settori in crescita. Le battaglie di Coldiretti sono quelle di far riconoscere il valore che l agricoltura merita come produttore di cibo per tutti. Valorizzare la sovranità alimentare del nostro paese e riscoprire il made in italy. Battaglia alimentare nei confronti di un’agricoltura funzionale, capace di dare dei servizi nelle aree rurali, intervenire a supporto dello stato che non ce la fa e quindi si aprono fattorie sociali, agriasilo, e attività di manutenzione del territorio. A Coldiretti interessa soprattutto che aumenti la cultura del cibo, deve diventare un risorsa e per far questo le materie prime che lo compongono devono essere italiane

 

Per Associazione Volonwrite

Vittoria Trussoni

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The Author

Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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