Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Alessia Gramai

In attesa di incontrarlo dal vivo venerdì 6 marzo, abbiamo intervistato per voi Francesco Cannadoro, papà e creatore di “Diario di un padre fortunato“, il blog (con pagina Facebook da più di 50.000 follower) che racconta le avventure della sua famiglia, tra quotidianità, ironia e   “un’epica battaglia contro il drago” che mostra la disabilità “senza pietismi e con il sorriso sulle labbra“.

  • Francesco, prima della presentazione, ci dai delle informazioni sul libro? Di cosa racconta?

“Il libro, in soldoni, parla di come l’amore può vincere sul destino e diventare riscossa. L’hanno definito un viaggio sorprendentemente autoironico nel cuore di un padre (io) alle prese con la disabilità di suo figlio. Ma è anche un viaggio nel cuore di un figlio (sempre io) che ha imparato a fare il padre per amore, senza riferimenti o buoni esempi. E con un livello di difficoltà drasticamente più alto del previsto. Ed è la storia di una mamma meravigliosa: quella di mio figlio. Ed è la storia di mio figlio, Tommi, il bambino più uomo che conosco.”

  • Il tour di presentazioni di “#CucitiAlCuore” sta toccando diverse tappe. Quella di Torino ha un significato particolare per voi?

La tappa di Torino, che sarà la 18esima e ultima del #chinottotour (che prende il nome da uno degli hashtag che utilizzo spesso) ha un valore emozionale devastante. A Torino sono nato, è la città dalla quale sono scappato da perdente per provare a rinascere e ora ci torno da vincitore. E tutto con le mie sole forze. E tutto grazie all’amore della mia famiglia – un sentimento che ho mendicato a Torino per anni – e che ho trovato solo quando ho deciso di pensarci da me. Di agire ex novo. Di partire e costruirmi da capo. E da lì ripartire per crearmi qualcosa che il destino non mi aveva dato e alla fine mi sono preso. Torino chiude un cerchio. E poi ritroverò anche qualche affetto, come Mirella Cerniglia che faceva l’educatrice in una delle due comunità alloggio nelle quali sono stato e ha accettato di aiutarmi ad organizzare questo evento, l’unico dei 18 che ho fortemente voluto e per il quale mi sono mosso/informato in prima persona per organizzarlo. Gli altri sono arrivati da soli. Non vedo l’ora.”

  • A proposito di hashtag, parlate spesso di un drago da combattere, a cui rispondete appunto con #ildragocifaunchinotto. Ma chi è questo drago? Si tratta di una metafora?

Contrariamente a quel che si crede, il drago (nome che ho dato alla condizione di mio figlio che un nome non ce l’ha, in quanto non abbiamo una diagnosi) non è inteso come il mostro mitologico che sputa fuoco ma di Ivan Drago, da Rocky 4. Molta della “filosofia” che si può trovare nella saga di Rocky mi è stata spesso utile nella vita. Come il concetto che “fare un altro round quando credi di non farcela è qualcosa che può cambiare tutta la tua vita”. O ancora: “Non c’è mica da vergognarsi ad avere paura. La paura è la tua migliore amica, ti tiene sveglio, sempre all’erta, in guardia. L’importante è imparare a controllarla e non farsi controllare.” Oppure: “Nessuno picchia duro quanto la vita,per questo a lungo andare non è importante come colpisci, ma come sai resistere ai colpi, e se cadi hai la forza di rialzarti”. Io sono caduto un milione di volte, ma sono qui in piedi. Mio figlio anche più di me in soli 5 anni.

  •  Quali sono le cose principali che hai imparato nel tuo percorso di genitorialità?

Ho imparato che non esistono metodi perfetti e consigli infallibili, così come è impossibile vivere una vita Mulino Bianco. Odio i guru della genitorialità… nessuno può sapere meglio di me come trattare con mio figlio, ma non perchè io abbia tutte le risposte, ma perché sono cresciuto con lui, l’ho visto cambiare, evolvere, talvolta involvere (nel nostro caso specifico). C’è solo una regola da seguire per fare li genitore: ESSERCI. Il “come” lo scopri strada facendo. Per ognuno è diverso e chi dice il contrario è solo un bulletto della genitorialità.

  • Cosa significa “Sono un padre disabile”, come dici nel video “La nostra storia infinita” (che trovate qui)?

“Una volta dopo aver fatto pace con l’idea di non poter far nulla riguardo la condizione di mio figlio, ma di poterla semplicemente affrontare al meglio (ed è un percorso psicologico non da poco) ho cominciato a pensare che mio figlio era così come avrebbe dovuto essere. Era semplicemente lui. Punto e basta. Io come padre avrei dovuto imparare a prendermi cura di lui in maniera differente da quella standard, con una pazienza diversa, con una filosofia diversa… tutte cose nelle quali non ero abile. E quindi ero io in difetto verso di lui. A me mancavano delle cose per essere il papà di cui Tommi aveva bisogno. Un uomo sano, ma un papà disabile a tutti gli effetti.

  • In generale,come viene raccontata la paternità al giorno d’oggi, soprattutto sui social?

La paternità sui social viene raccontata ancora bene, ma presto cambierà. Come sono cambiati i percorsi della mamme che hanno iniziato per prime a raccontarsi diversi anni fa e adesso sono semplicemente micro influencer che devono seguire un calendario settimanale – dettato da collaborazioni commerciali – che lascia poco spazio al vero cuore secondo me. Io faccio delle collaborazioni commerciali, ma i l mio calendario non è ancora dipendente da quelle per fortuna e spero di mantenerlo così. Di papà blogger ce ne sono ancora relativamente pochi, anche se il numero sta crescendo in maniera esponenziale. Io posso vantarmi di essere uno dei primissimi. Non certo il primo, ma sicuramente faccio parte del gruppo “storico” insieme ad una manciata di altri, ma non siamo necessariamente i migliori.”

  • Il vostro sito, e le vostre pagine Facebook e Instagram sono seguitissime, e la parola “Diario” nel titolo fa pensare a una condivisione personale molto profonda di quella che è la vostra quotidianità: qual è per voi il senso di questa condivisione, e da dove è nata l’idea?

Diario di un padre fortunato” è nato come grido d’aiuto, come sfogo e si è evoluto in un meraviglioso percorso di mutuo aiuto. L’idea mi è venuta quando non sapevamo dove sbattere la testa con la situazione di nostro figlio. Ho cercato di radunare persone che ne sapessero più di noi sulla disabilità offrendo dell’intrattenimento spiccio, raccontando la nostra vita in chiave leggera e alla fine la cosa è “sfuggita di mano”.”

  • Avete ricevuto delle critiche sulle condivisioni che fate della vostra quotidianità?

“Quando ti esponi è normale essere poi oggetto di giudizio. Sui social poi c’è questa convinzione che la libertà d’espressione sia da confondere con il sentirsi in diritto di fare verbalmente male al prossimo. Nulla di più sbagliato. Io nel dubbio banno senza pietà. Tolto questo, di critiche mirate, specifiche contro il nostro percorso in generale non ne abbiamo ricevute se non da qualcuno che era partito dal contestare un frase e poi non sapendo più cosa rispondere dopo un piccolo batti e ribatti, si è messo a spararle grosse. Ma sono cose che lasciano il tempo che trovano.”

  • I social come rappresentano le Disabilità? La vostra famiglia sente di avere un ruolo impattante sulla rappresentazione delle disabilità sui social (e non solo)?

“Noi sentiamo di avere un ruolo IMPORTANTISSIMO in rappresentanza della disabilità sui social. Noi come altri che hanno scelto di mettersi in gioco in maniera simile e lo fanno senza pietismi e con il sorriso sulle labbra. La leggerezza è il modo migliore per passare un messaggio, con la pesantezza attiri solo like di compassione come le api sul miele ma ci fai poco. Chi segue il nostro percorso (o altri simili) e non ha a che fare con la disabilità in prima persona, comincia ad imparare qualcosa perché lo fa ridendo ed emozionandosi. Tornano perché si sono fatti una risata e poi restano e imparano la disabilità.”

 

Francesco Cannadoro sarà a Torino, per presentare il libro “#CucitiAlCuore – Diario di un Padre fortunato”, venerdì 6 marzo alle h.17, presso il Centro Relazioni e Famiglie di Via Bruino 4.

Per informazioni sull’evento seguite il blog e la pagina Facebook “Diario di un padre fortunato“.

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