News

Applicativi liberi nella scuola di tutti e per tutti

Presentiamo un ampio approfondimento dedicato all’Open Source, ovvero agli applicativi informatici di libero utilizzo e alla loro importanza per la didattica, in particolare proprio degli alunni e degli studenti con disabilità. «Il software libero – scrivono i docenti e formatori Fusillo, Striano, Fazio e Brocato – crea partecipazione e inclusione e ci si augura che la nuova Legge sull’inclusione se ne occupi, finanziando anche i centri di ricerca che lo sviluppano».

1. La progettazione di un intervento didattico
Nel progettare un’azione didattica, l’insegnante rivolge inizialmente la sua attenzione all’argomento da trattare, ai ragazzi destinatari del suo intervento, alla sostenibilità del percorso e alle eventuali collaborazioni con i colleghi. In seguito si occupa degli strumenti da utilizzare: un libro o più libri, un PC, la rete e una lavagna interattiva multimediale (LIM), quando presente.
Supponiamo che l’insegnante sia interessato ad aprirsi all’innovazione e desideri ad esempio dare spazio a testi digitali, realizzare una presentazione o creare una tavola interattiva alla LIM e infine pubblicare i risultati del suo lavoro; bene, nella più felice delle ipotesi, questo insegnante userà gli strumenti e gli applicativi che troverà, quasi mai facendo attenzione al tipo di sistemi utilizzati, se aperti, liberi e accessibili economicamente, perché gratuiti, piuttosto che software chiusi e coperti da licenza.
L’insegnante, di solito, utilizza quanto presente a scuola e nel 90% dei casi trova a disposizione un sistema con applicativi proprietari di qualche versione e conduce i ragazzi verso attività che richiedono un software con licenza, in modo ovviamente inconsapevole, contribuendo così ad ampliare i clienti di quell’azienda e consolidando con il proprio lavoro la posizione di mercato dominante. Raramente, infatti, l’insegnante si preoccupa della tipologia di strumenti che usa, dando per scontato che tutto va bene se:
° trova a scuola i programmi che usa abitualmente, ad esempio PowerPoint, Word o Excel;
° i software sono già installati e funzionanti;
° non deve richiedere alcuno strumento o integrazione di applicativi alla scuola per realizzare la propria intenzione didattica.
Quasi sempre, quindi, l’insegnante manca di quella sensibilità e attenzione agli strumenti che utilizza per la sua didattica, specie se coinvolgono le nuove tecnologie. Una sensibilità che gli consentirebbe invece di valutare cosa sta usando, se si tratta di applicativi accessibili e liberi e, nel caso, di chiedere al Dirigente Scolastico l’installazione di software fruibili, accessibili a tutti e gratuiti, come accadrebbe ad esempio con gli applicativi Open Source e Freeware.

Continua a leggere su Superando.it

Data: 07/02/2017

Post precedente

Bulli del web, arriva il “glossario” dei medici. Con i 5 segni di riconoscimento

Prossimo post

Dall'aiuto agli anziani ai laboratori: i volontari disabili in prima linea

The Author

redazione

redazione