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Bambini non vedenti, la tecnologia al servizio della disabilità

Equilibrio: come necessità di trovare un giusto raccordo “fra studio del cervello, necessità della persona, e sviluppo della tecnologia“. Ne è convinta Monica Gori, esperta di disabilità visiva nell’adulto e nel bambino e una delle protagoniste del Festival della Scienza 2015 di Genova, (appena concluso) organizzato quest’anno attorno alla parola “equilibrio” e al suo significato, applicato a vari campi del sapere.

Quello di Monica – la tecnologia al servizio della disabilità – è un campo di ricerca che sta suscitando sempre più interesse da parte dei media, ma, avverte la Gori, la ricerca sulla disabilità visiva riferita al bambino è ancora molto indietro.  Perché la strada dell’applicazione tecnologica per interventi precoci è tutta in salita e richiede prima di tutto la creazione di sistemi semplici e adattabili a specifiche esigenze.

“Quello che spero – dice Monica – è che lo sviluppo tecnologico segua i tre principi seguenti: Intervenire con tempestività, Studiare il cervello e avere un Sistema di applicazione della ricerca naturale. Solo in questo modo sarà possibile arrivare all’intervento sui bambini e migliorare la qualità di vita del disabile visivo sin dall’inizio della manifestazione della patologia”.

La tecnologia al servizio della disabilità. Quali sono i più recenti dispositivi di “sostituzione” sensoriale per chi ha disabilità?

Attualmente ci sono molti devices disponibili. La maggior parte sono basati sulla traduzione di segnale da visivo a uditivo o tattile. In entrambi i casi delle telecamere rilevano l’informazione visiva e la traducono attraverso un pc in segnali uditivi che passano attraverso cuffie o segnali tattili trasmessi attraverso vibrazioni su varie parti del corpo.

Quanto secondo lei questi dispositivi potranno essere accessibili a un numero esteso di persone?

Credo che questi sistemi abbiamo molti limiti perché richiedono di apprendere un nuovo linguaggio, richiedono molta attenzione e bloccano alcuni canali sensoriali. Per esempio quelli che usano segnali uditivi rendono impossibile ascoltare altri suoni che vengono da fuori oppure quelli che stimolano la lingua rendono difficile il parlare. Data la complessità dei dispositivi la cosa che è più preoccupante è che non può essere usata con il bambino. L’intervento precoce è importantissimo ma con questi sistemi non è possibile.

Quali sono i costi medi di questi dispositivi?

Costano molto vista la loro complessità. Si parla di migliaia di euro.

In quali Paesi è più avanzata la ricerca nel settore della tecnologia al servizio della disabilità?

Ci sono molti sistemi sviluppati in USA. In Italia in IIT stiamo sviluppando nuove soluzioni tecnologiche per adulti e bambini disabili visivi, in collaborazione con l’istituto David Chiossone. Luca Brayda per esempio con il progetto BlindPad finanziato dalla commissione europea sta sviluppando un tablet tattile. Noi all’interno del progetto ABBI, anch’esso finanziato dalla commissione europea, abbiamo sviluppato un nuovo dispositivo sonoro specifico.

Fonte: youtube.com

(s.c./s.f.)

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