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Braccialetti Rossi


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“Ma come, non lo sai? Per fare un gruppo ci vogliono sei persone, ognuna con un proprio ruolo: il leader, il vice-leader, la ragazza, il furbo, il bello e l’imprescindibile”.

Eccoli qui i sei aitanti protagonisti della nuova fiction di Raiuno, iniziata ieri sera (26 gennaio) e scritta da Sandro Pertaglia e Giacomo Campiotti, sceneggiatore e regista. Una serie italiana, negli attori e nelle scelte musicali, con nove canzoni inedite di Niccolò Agliardi, che è anche supervisore dei brani editi della fiction, mentre le musiche di commento sono di Stefano Lentini.

A queste, si aggiungono cinque canzoni già note di alcuni tra i nostri più famosi artisti, come Laura Pausini, Tiziano Ferro, Emma Marrone, Vasco Rossi ed Emis Killa, mentre Francesco Facchinetti intona la sigla della serie.

La storia raccontata è un mix di lacrime e sorrisi, situazioni commoventi e drammatiche ma trattate senza troppi pietismi, bensì con un taglio spesso divertente, “leggero”, che alterna così momenti intensi ad attimi più frivoli: non vi è quindi l’intenzione di ricercare la lacrima a tutti i costi, ma semplicemente si apre una finestra su una realtà in un certo senso “nuova” nel panorama delle fiction italiane. L’ambientazione è quella ospedaliera, ma questa volta alla luce della ribalta non ci sono le vicende dei medici, ma quelle dei pazienti. Sono sei ragazzi le cui vite si intrecciano tra le pareti di questo ospedale che, in Italia, ci sogneremmo…ma in fondo di televisione si tratta, e uno scenario idilliaco è concesso.

E’ così che, tra sorrisi e battute pronte, conosciamo il leader Leo (Carmine Buschini), con una gamba amputata ma con una forza morale e uno spirito libertino che appassiona; Vale (Brando Pacitto), il vice-leader, compagno di stanza di Leo in attesa di subire la stessa operazione a causa di un tumore alla tibia; entrambi i cuori dei ragazzi cominciano a battere per Lei, – che fiction sarebbe senza una storia d’amore?- la bella Cris (Aurora Ruffino), dolce e anoressica.

Mancano all’appello il furbo, che si intuisce sarà il vivace “meccanico in erba” Toni (Pio Luigi Piscicelli), divertente, irriverente e carismatico, il bello, ovvero il ribelle Davide (Mirko Trovato), ragazzino sbruffone e arrogante che nasconde una sofferenza dettata da una famiglia lontana, ed infine lui, l’imprescindibile, colui senza il quale il gruppo non potrebbe esistere: il suo nome è Rocco (Lorenzo Guidi), bambino in coma da otto mesi, imprescindibile anche per la fiction in sé, visto che le scene si snodano facendo da sfondo alla sua voce narrante!

Gli ingredienti per una serie di successo ci sono tutti: ma perché il titolo “Braccialetti Rossi?”.

Perché il Braccialetto Rosso viene consegnato al paziente ogni volta che egli subisce un’operazione…e Leo, che di interventi ne ha affrontati ben sei, li conserva tutti, esibendoli al braccio con orgoglio, come fossero gradi su una divisa. Un simbolo che diventa filo conduttore ed elemento comune dei sei ragazzi, tutti diversi ma impegnati in una costante personale lotta.

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!

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