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Caso Pistorius: quando la disabilità finisce in prima pagina

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Oggi è stato il giorno della sentenza su Oscar Pistorius, l’atleta paralimpico sudafricano accusato dell’omicidio della fidanzata, la modella Reeva Steenkamp, avvenuto il 13 febbraio 2013. Dopo il rinvio di ieri, con tanto di assoluzione dall’imputazione per omicidio volontario confermata dalla giudice Thokozile Masipa, Pistorius è stato condannato per omicidio colposo; la durata della pena verrà decisa prossimamente in un’altra udienza (la pena potrà presumibilmente durare tra i 7 e i 10 anni, come anticipato da alcuni media).

Lungi da noi dal voler fare una valutazione giuridica e morale sulla vicenda (non abbiamo le competenze per farlo), il problema che si pone è di un altro livello: la notiziabilità della disabilità; Quando una persona con disabilità fa notizia? Quando e quanto è spendibile dai giornali e dal web? La storia di Pistorius ci suggerisce qualche risposta alle domande in questione.

Basta analizzare le prime pagine dei siti dei maggiori quotidiani italiani per rendersi conto della situazione. Tutti, ma proprio tutti, dal Corriere della Sera a Repubblica, da La Stampa al maggior sito italiano di informazione solo online Il Post.it, aprono le proprie home page con la sentenza sul caso Pistorius. Un’attenzione non riscontrabile quando, ad esempio, lo stesso otteneva riconoscimenti sportivi un po’ in tutto il mondo; un’attenzione ancora minore è riscontrabile attualmente nel caso di avvenimenti sportivi di portata mondiale come le Paralimpiadi (eccezion fatta per le testate specializzate), per non parlare di fatti e situazioni al di fuori del campo sportivo.

La parabola di Oscar Pistorius può essere considerata, nel bene e nel male, il simbolo della rappresentazione della disabilità sui media, che fa notizia solo se è assimilabile a fatti di cronaca nera e affini. Negli anni, infatti, quello che può essere considerato il miglior atleta paralimpico di tutti i tempi (per titoli e fama) è finito sulle prime pagine dei giornali solo per i suoi problemi con la giustizia o per le sue insistenti richieste di poter gareggiare con i normodotati, criticate aspramente dallo stesso mondo sportivo paralimpico che, al contrario, da sempre cerca legittimazione e parità più che assimilazione.

Marco Berton

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