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Cent’anni di solitudine


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1Domenica 7 luglio – In quella Macondo dimenticata perfino dagli uccelli, dove la polvere e il caldo si erano fatti cosí tenaci che si faceva fatica a respirare, reclusi dalla solitudine e dall’amore e dalla solitudine dell’amore in una casa dove era quasi impossibile dormire per il baccano delle formiche rosse, Aureliano e Amaranta Ursula erano gli unici esseri felici, e i più felici sulla terra. (G. Garcia Marquez, Cent’anni di Solitudine)

 

Cascina Macondo, oltre ad essere la casa di Anna e Pietro è anche la sede dell’omonima associazione culturale nata nel 1993 da un gruppo di artisti che proponevano in strada performance musicali, letture, poetiche.

Con gli anni, l’associazione è andata specializzandosi nell’arte dell’insegnamento e della formazione proponendo percorsi didattici, riabilitativi, interculturali  per bambini, adolescenti, adulti,  insegnanti, famiglie, disabili, carcerati.

Con la lettura ad alta voce, la scrittura creativa, la manipolazione dell’argilla, la poetica Haiku, la danza, il teatro, la musica, le buone contaminazioni culturali, la sperimentazione, la ricerca, Cascina Macondo vuole creare momenti di benessere e socializzazione, stimolando l’incontro, la crescita personale, il confronto, il fermento delle idee tra bambini, ragazzi, uomini, donne, disabili, anziani, stranieri che s’incontrano e lavorano in un clima di naturalezza.

 

L’associazione opera a livello nazionale e internazionale poichè una sua specialità è – come spiega  il direttore artistico Pietro Tartamella “la poesia Haiku, una poesia breve di origine giapponese, formata solo da tre versi il cui intento è quello di far tornare il linguaggio alla sua essenza pura, alla sua nudità e per la quale da 11 anni indiciamo ogni anno un concorso internazionale; pervengono centinaia di Haiku da ogni parte del mondo e, a tale proposito, abbiamo distribuito un importante documento in italiano per fare un po’ di chiarezza sulla esatta metrica e sulla corretta scansione di questo tipo di componimento”.

 

Nella letteratura giapponese, gli Haiku rappresentano una parte molto importante e caratteristica dell’essenza più profonda della cultura nipponica.
La condizione alla base di questo tipo di poesia è la convinzione dell’inadeguatezza del linguaggio, rispetto al compito di testimoniare la verità.
Nessuna manifestazione del reale, neppure la più semplice, è indegna di essere trattata dai Maestri di Haiku: in ogni cosa è l’energia vitale a svelarsi alla mente, se questa è scevra da schemi e pregiudizi, dalle proprie abitudini e dai limiti del razionale.

E poiché l’energia vitale è movimento, anche l’Haiku, seppure nella sua semplicità, dovrà permettere a questo movimento di esprimersi, attraverso le sillabe, e di esprimere a sua volta la comunione, l’esigenza dell’uomo di essere tutt’uno con la natura.

 
Sullo zerbino
strofino le mie scarpe
uscendo di casa
(P. Tartamella)

 Per Associazione Volonwrite

Giada Morandi

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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