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Ciao, come stai?


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Ciao, come stai? - Associazione VolonwriteDomenica 21 luglio – Abala Lite significa “ciao come stai” in lingua Balanta che è una lingua della Guinea Bissau.

Dal 2007 l’associazione interviene in questi luoghi nell’ambito della cooperazione internazionale con dei miniprogetti finanziati, sostenuti e portati avanti dagli stessi membri dell’associazione. Il prossimo anno ci sposteranno in un villaggio vicino per aiutare le popolazioni locali ad avviare un progetto di autonomia economica. visto che riteniamo che l’autonomia della gente, prima di tutto, sia il nostro fine. Loro devono portare avanti il progetto che impostiamo noi.

Margherita Dotta Rosso è fattivamente impegnata i questi progetti, Pino Valsavoia, invece, è il presidente dell’Associazione.

 

Margherita, ci puoi spiegare in cosa consiste il vostro progetto?

Fanhe, dopo la guerra di liberazione dai portoghesi, essendo un villaggio dell’entroterra è rimasto privo di qualsiasi rapporto con i livelli istituzionali e religiosi del paese, di conseguenza, mancava la scuola primaria perché non c’erano più insegnati non venivano pagati gli stipendi. Grazie a un guineano originario di Fanhe che ha avuto un esperienza in Italia abbiamo avuto i contatti con questo villaggio e abbiamo iniziato a parlare con il “Consiglio degli Uomini Grandi” che gestisce il villaggio. Da loro, come prima richiesta, c’è stata quella di costruire la scuola: oltre a questo, i primi interventi sono stati, quindi, la realizzazione di sei pozzi: questo ha  comportato una maggiore salute per la popolazione perché l’acqua, essendo potabile, ha fatto aumentare la possibilità di coltivare gli orti e, di conseguenza, la possibilità di diversificare l’alimentazione. Un altro aspetto su cui ha influito l’acqua è quello dell’emancipazione delle donne perché il ricavato va interamente a loro: questo ha portato ad avere una più ampia disponibilità economica a titolo personale. Altri interventi importanti sono stati la costruzione del giardino infantile e del presidio sanitario. Quando pensiamo alla scuola primaria, pensiamo ai bambini dai 6 ai 10 anni. Pensate che, nel primo anno di attivazione, tutto il villaggio o quasi è andato a scuola; avevamo la compresenza di bambini di 6 anni ma anche di uomini e donne di 40. Il problema, specialmente per le donne adolescenti, sono i matrimoni e le gravidanze che avvengono a 15 o 16 anni. Questo, spesso, comporta l’abbandono del percorso scolastico, anche qui abbiamo iniziato un discorso con le famiglie per evitare che ciò avvenga.

 

Pino, eravate qui anche per presentare un libro, Sentieri del Villaggio, di cosa parla?

Sentieri del villaggio viene fuori da discorsi fatti tutte le sere guardando le stelle. Ad un certo punto ci siamo detti: perché non condividiamo tutti questi pensieri? Riteniamo che l’esperienza che ciascuno di noi ha sia del tutto personale; metterle insieme significa avere uno spettro molto più largo del modo di vedere e recepire la stessa situazione. Abbiamo messo insieme questa specie di diario per far conoscere le esperienze in modo da condividerle con gli altri. Il libro, le conferenze e le interviste ci servono anche per riuscire a trovare fondi perché noi siamo dei volontari e tutto quello che viene raccolto attraverso i banchetti viene speso per il progetto. Tutto quello che viene speso per i viaggi e per il nostro mantenimento viene pagato da noi, non sottraiamo neanche un euro da quanto riusciamo ad avere dalle iniziative.

 

Margherita, prima ci dicevi che vi siete rapportati con il Consiglio degli Uomini Grandi del villaggio. Come hai trovato il rapportarsi con un tipo di governo diverso dalle classiche istituzioni che abbiamo qui?

Più che il rapporto con il Consiglio, è stato molto bello e importante rapportarsi con una cultura così diversa dalla nostra, abbiamo imparato molto da questa esperienza però abbiamo dovuto capire una realtà agli antipodi. Ad esempio, rispetto al rapporto con il Consiglio, una cosa che mi ha colpito molto a posteriori è il fatto che la società Balanta sia divisa in maschi, femmine e classi di età. Del Consiglio degli Uomini Grandi fanno parte tutti gli uomini che hanno fatto il Fanado: un rito di iniziazione che può durare da una settimana a più mesi a seconda della zona in cui viene fatto. Durante questo periodo vengono trasmesse le conoscenze dagli uomini del Consiglio a quelli che vi faranno parte: tali conoscenze consistono nei segreti che devono conoscere e sapere le persone che dovranno poi assumersi il governo del villaggio. Io, pur essendo donna, ho sempre partecipato anche se le donne del villaggio stanno ai margini e parlano solamente se vengono chiamate a intervenire su particolari problemi. Io non ho mai pensato di non partecipare a questo consiglio, ero lì volontaria e dovevamo discutere sulla collocazione dei pozzi o sui problemi relativi alla scuola, tutti problemi che riguardano la quotidianità; ci ho ripensato solo una volta tornata in Italia. Mi sono posta questo problema: è stata una mancanza di rispetto nei loro confronti o è stato un impulso a far sì che anche loro possano pensare alla partecipazione femminile? Questa domanda è rimasta tale perché non sono ancora riuscita ad avere una risposta. Ho fatto questo perché è quello che si può descrivere meglio; rapportarsi con una realtà così diversa dalla nostra, comunque, pone dei dubbi sul nostro comportamento.

Pino: Vorrei solo dare alcune informazioni sulla cultura Balanta: è molto importante capire di chi e di cosa stiamo parlando. La cultura Balanta non ha leader, non ha capi e non ha gerarchie di potere. Le gerarchie sono suddivise per classe di età, mi pare che, addirittura, siano 9 o 12, quindi le decisioni all’interno di ciascun gruppo derivano dalla volontà di ciascun gruppo. Il Consiglio degli Uomini Grandi non è altro che il punto più alto della piramide ma non ha poteri decisionali, chiunque può rifiutare in qualsiasi momento. Si tratta, a tutti gli effetti, di una società orizzontale. Il tutto dipende anche dal modo di vivere, dal modo di rapportarsi, da come sono distribuiti sul territorio e da come si distribuisce l’economia; era molto importante far capire questo.

 

Per chi volesse interessarsi ai loro progetti ecco i contatti:

 www.abalalite.it

 abalalite@gmail.com

 

Per Associazione Volonwrite

Marco Berton

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The Author

Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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