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Ciao Vince!

Un momento commovente, oggi, quello del rinnovo delle cariche sociali di Volonwrite. Alla prima firma, quella di Edoardo, nuovo vicepresidente, è seguito un applauso. Ma è stato dopo la firma di Cristina, nuovo presidente, che l’applauso dei ragazzi, i tuoi ragazzi, è diventato più lungo, più carico, più commosso. Qualche luccicone per me e per Cristina che, forse, per un attimo, ti abbiamo visto lì.

Hai segnato un’era, Vince, e lo hai fatto a modo tuo, facendoti amare e odiare ma emergendo sempre dalla mediocrità, sempre un passo (una ruota, mi diresti tu) più avanti per essere in prima linea nella lotta per i diritti delle persone disabili.10645057_757322040993283_476665967245613278_n No, non i diritti formali. Per quelli c’erano gli organi di legge preposti. I diritti per i quali combattevi erano quelli umani, quelli che riguardavano la parità non nell’accesso ai servizi ma alle relazioni – formali e informali – con gli altri.

Sorriso sornione e battuta sempre pronta, un sarcasmo sottile e pungente. Mi sono ritrovata spesso, in questi giorni, a pensare alle volte in cui ti ho ripreso per ciò che dicevi. Ma piantala – mi rispondevi – noi per essere considerati dobbiamo sgomitare.

Oggi, guardando quelle penne scorrere sui fogli, pensavo proprio a questo, all’epoca che con te si è chiusa.
Per un attimo mi sono rivista anni fa, insieme a te che mi insegnavi a guidare la carrozzina. Prima lezione, partenza in salita sulla rampa di via san marino. Mi hai insegnato a “prendere i salti di traverso” per non capottarsi in avanti, a mangiare tirando giù la testa e non su le braccia, a ridere, soprattutto di me e dei miei muscoli ribelli.
Io un po’ lo accettavo e un po’ scappavo: eri la proiezione di quello che sarei diventata e i miei 23 anni questo non potevano accettarlo. Ma tu lo avevi capito e mi hai permesso di andare e tornare sicura di trovarti sempre.
Ti aspettavo – mi dicevi tirando su il telefono dopo giorni di “inseguimenti”.

Si apre una nuova epoca, Vince, con tante idee ma con grande vuoto. L’impegno di noi tutti sarà quello di continuare a dar voce agli ideali in cui credevi.
Dal canto mio, ce la metterò tutta.

Anche se so che adesso sono io quella che non smetterà mai di aspettarti.

Giada

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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