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“Cima”, il pakistano disabile che si getta dal paracadute

Vive a Torino da sei anni, studia al Politecnico, e ha avuto in Italia la sua prima carrozzina. La sua ultima impresa è un salto da 4000 metri, con i paracadutisti della scuola Sky Dream Center di Cumiana.

Punjabi, urdu, indi, inglese, francese, italiano. Cima parla sei lingue e arriva da un paesino della campagna pakistana: tremila abitanti, niente elettricità, la scuola sotto l’albero. Un posto dove un bambino disabile è una sciagura ed è colpa della donna che l’ha partorito, dove viene picchiato e abbandonato: non può avere fratelli («Dopo un esperimento venuto male, non si rischia più»), ma nemmeno una mamma e un papà.

Ehsan Ellahi Cheema è un allievo del Politecnico: «Cima». È nato nella campagna vicino a Lahore nel ’89, con gravi malformazioni. I genitori lo hanno rifiutato, una nonna lo ha amato come ama una famiglia intera. Uno zio lo ha ospitato in città per le superiori, da privatista. Poi ha provato ad iscriverlo ad un’università pakistana e alla fine ha ceduto. Gli ha comprato il biglietto e lo ha portato a spalle un’ultima volta: fino sull’aereo per Torino. Cosa vuol dire integrazione, accoglienza? Cima si aggrappa per tutta la vita e poi, atterrato in Italia, riceve la sua prima carrozzina.
«Ho scoperto alla tv che in altri paesi i disabili venivano trattati bene – racconta – così ho iniziato a cercare un modo per andarmene». Il Poli. Gli offrono una borsa di studio e il soggiorno in una residenza accessibile: l’autonomia. Quindi l’Edisu gli regala la carrozzina elettrica: la libertà. «Per i primi due anni ho girato la città, non mi sembrava vero. Le due punizioni peggiori a cui si può essere condannati? La solitudine e la dipendenza».

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Data: 11/11/2016

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