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Colorandia, per un mondo a colori

Sabato 19 Dicembre in via San Marino 10 è stato inaugurato il progetto Colorandia, uno spazio per le associazioni del territorio che si occupano a vario titolo di famiglie e minori in situazioni di fragilità.

Uno spazio a più colori, tanti quanti i colori della diversità, ben rappresentata da operatori e utenti che da sabato frequenteranno i corridoi di Colorandia: la Casa dell’Affidamento della Città di Torino, l’Associazione Ulaop, il Progetto Prisma – per le Relazioni di Aiuto della Città di Torino, l’Associazione Disincanto, l’Associazione Zero-Tre; realtà differenti che potranno condividere obiettivi e progetti all’interno di uno spazio comune.

L’inaugurazione, unitamente agli auguri di Natale, si è tenuta alla presenza e con l’intervento del Sindaco Piero Fassino: “Un bambino felice oggi ” ha detto “sarà un adulto maturo domani”.

Volontariato, cittadinanza attiva, attenzione alla fragilità, promozione della diversità: tutti valori che a Colorandia convergono già, e che ci auguriamo continuino nel tempo a colorarne i muri dei corridoi e i volti delle persone.

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Simone Piani

Simone Piani

Mi chiamo, o meglio mi chiamano, Simone; ho vissuto 24 anni, che sono tanti ma che sono ancora pochi. Mi piace la pasta della pizza cruda e detesto le persone che suonano il clacson ai semafori.
A casa ho una chitarra appesa al muro, un pianoforte elettrico in mezzo alla stanza e un microfono che mi guarda un po’ sconsolato, cerco di curarli come meritano. Quando sto bene scrivo, senza sapere esattamente cosa e perché. Qualcuno ha poi il brutto vizio di chiamarmi regista quando la verità è che alle volte confondo attori e personaggi. Lavoro aggratis per un’associazione che da cinque anni da a me sicuramente di più di quello che do io a lei (grazie Amnesty International). Nonostante dia poco spazio all’università (tendo sempre a lasciarla per ultima) sono un quasi educatore laureato: mi dicono in molti, aspetta di arrivare al varco.

Quando mi chiedono di presentarmi racconto sempre ciò che più o meno faccio e mai quello che alla fine sono: è una buffa deformazione di questa parte di mondo, prendiamola per come viene e lasciamo che la nostra identità si costruisca attraverso il riflesso di quello che combiniamo per noi stessi, per gli altri. L’importante del resto è fare bene.

Per Volonwrite ho il piacere di lavorare ormai da qualche mese e che dire, il volontariato è davvero la forza che porta avanti le cose. Mi occupo di scrivere articoli e di intervistare i malcapitati; fin ora non ho offeso né messo in imbarazzo nessuno, credo.

Ps. Quella nella foto è una meringa gigante