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Con il cuore a Torino 2006, pensando al futuro

Una giornata di forti emozioni. Una giornata di ricordi, ma anche una giornata di certezze presenti e di speranza per il futuro. Tutto questo è stata, ieri, la cerimonia di intitolazione della sala polivalente dell’Unità Spinale Unipolare di Torino ai Giochi Paralimpici del 2006. Due ore intese per ripercorrere avvenimenti, luoghi e persone che hanno cambiato per sempre il volto della nostra città.

A fare gli onori di casa, in una sala gremita all’inverosimile di personalità delle istituzioni, atleti, tecnici, ex volontari e semplici appassionati (tantissimi quelli che indossavano le felpe rosse di Torino 2006), ci ha pensato il Dottor Giuseppe Massazza, Direttore della Scuola di Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione ed ex Direttore dei Servizi Medici di Olimpiadi e Paralimpiadi. Uno dopo l’altro, si sono susseguite le testimonianze dei relatori: il primo a parlare, in rappresentanza della Città di Torino, è stato l’attuale Assessore allo Sport Stefano Gallo, che ha ricordato ai presenti l’elevata competitività degli atleti disabili e la necessità di equiparare le loro prestazioni a quelle di qualsiasi altro atleta.

Poi è stata la volta dell’ospite più atteso, il Presidente del Comitato Italiano Paralimpico Luca Pancalli, in visita a Torino proprio per celebrare il decennale dai Giochi; non poteva che essere lui, oratore pungente e mai banale, a sottolineare il vero significato dell’attività sportiva per persone con disabilità: «Lo sport paralimpico non è soltanto quello delle medaglie, dobbiamo garantire uno strumento di reinserimento sociale a ragazze e ragazzi che pensano che la propria vita sia finita». Parole che non possiamo non condividere. A proposito di bravi oratori, particolarmente significative anche le parole di Tiziana Nasi, attuale Presidentessa della FISIP ed ex Presidentessa del Comitato Organizzatore, accompagnata dall’atleta non vedente Silvia Parente (un oro e un bronzo a Torino 2006): «Qual’è stata la componente più importante delle Paralimpiadi? Sicuramente il grande cuore degli atleti come Silvia».

A seguire, facce, cervello, cuore e parole di chi ha contribuito (e contribuisce) a rendere all’avanguardia l’USU, un gioiello da conservare e valorizzare (Tiziana Nasi dixit), un luogo strategico perché, oltre a salvare vite umane, spesso rappresenta il primo contatto tra le attività sportive e i pazienti: dalla Responsabile Dottoressa Maria Vittoria Actis al Direttore della Scuola di Medicina dell’Università di Torino Dottor Ezio Ghigo, dal Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Città della Salute Avvocato GP Zanetta ai responsabili della Engie, azienda che l’ha progettato e costruito. Negli anni, grazie alla proficua collaborazione con il CIP Piemonte, i suoi atleti e i suoi tecnici, sono nati laboratori di tennis tavolo, nuoto, scherma, tennis, tiro con l’arco e basket. Tra gli atleti torinesi che sono partiti da qui possiamo annoverare personaggi del calibro di Andrea Macrì (scherma e ice sledge hockey, impegnato agli Europei in Svezia dall’1 al 12 aprile), Andrea Mogos (scherma), Marco Dolfin (nuoto, impegnato agli Europei di Funchal dall’1 al 7 maggio), Giacomo Pinard e Francesco Zappone (tennis tavolo).

In chiusura, un momento toccante con la premiazione del figlio dell’Ingegner William Marsero, scomparso recentemente, figura fondamentale per l’accessibilità delle strutture a Torino 2006 e referente per l’impiantistica del CIP Piemonte.

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Marco Berton

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