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Concorso scuola: molti bocciati sul sostegno

Commissioni troppo severe? Tempo esiguo per le prove? Mancanza di candidati? Perché tanti bocciati al concorso?

E’ in corso in questi mesi il concorso scuola che dovrebbe portare in cattedra oltre 60 mila nuovi insegnanti. Le procedure sono iniziate fin da subito con non pochi problemi. In primo luogo, è stato molto difficile trovare la disponibilità di un numero di commissari sufficiente e ciò ha comportato la necessità di derogare dai requisiti previsti (5 anni di ruolo), prevendendo la possibilità di presentare domanda anche per i docenti assunti da poco a tempo indeterminato. Non solo. In diverse regioni e/o classi di concorso anche questo non è stato sufficiente ed è stato necessario il ricorso ad esperti esterni al mondo della scuola. Ci risulta sia capitato anche il caso di un’aspirante docente che non ha superato la prova scritta del concorso e però è stata contattata per svolgere il ruolo di commissario. I problemi sono poi continuati perché molti commissari hanno rinunciato all’incarico, anche in considerazione dei compensi troppo esigui previsti per diversi mesi di lavoro. In molti casi, quindi, è stato necessario integrare le commissioni in itinere e più volte, rendendo i lavori discontinui e frastagliati.

In sede di prova scritta moltissimi docenti hanno lamentato il fatto che il tempo a disposizione era del tutto insufficiente a rispondere agli otto quesiti previsti dalla prova. Sono state riportate inoltre difficoltà anche legate alla procedura computer based, come ad esempio i casi di prove perdute per black-out o di perdita dei dati che associano il nome dei candidati alla prova svolta.

A tutto questo si aggiunge un altro problema che ha sollevato anche l’interesse e la preoccupazione dei docenti universitari responsabili dei corsi di abilitazione e specializzazione. Il numero delle persone che non ha superato la prova scritta, infatti, è eccezionalmente alto e non mancano casi in cui nessuno dei candidati abbia superato la prova.

A tal proposito riportiamo la situazione dei posti messi a concorso per il sostegno, il cui numero, già esiguo (poco più di 5 mila), è destinato a diventare ancora più basso, poiché, come riportato nei giorni scorsi dal Fatto Quotidiano oltre mille candidati non hanno superato la prova scritta. Gli stessi docenti, ricordiamo, in considerazione dell’esiguità del numero degli specializzati, saranno certamente assegnati alle classi con incarico annuale. Dalle regioni, dunque, arrivano notizie di tante bocciature, troppe bocciature. Il concorso non è stato in grado di trovare i vincitori per cui era stato bandito: i candidati erano pochi, e alcuni di quei pochi sono stati anche respinti, forse frettolosamente. Il risultato è che fino al 2019 l’organico di sostegno resterà inferiore al fabbisogno, con un ricorso costante alle supplenze che danneggia soprattutto i ragazzi. Secondo l’articolo citato le regioni più colpite sono Lazio e Piemonte ed in particolar modo per i posti di Scuola Primaria, ma le percentuali di bocciati sono alte più o meno ovunque. In alcuni casi il numero dei candidati era inferiore a quello dei posti messi a bando e comunque la percentuale dei non ammessi è stata molto alta. Se consideriamo che i candidati devono ancora svolgere la prova orale, che continuerà a selezionare, è ragionevole pensare che il numero dei candidati che alla fine supereranno il concorso sarà ancora più basso.

Sono certamente necessarie alcune riflessioni. Certamente nessuno concorderebbe sul rendere più facile il superamento del concorso. Se le percentuali dei docenti abilitati e specializzati che non superano delle prove del concorso è molto alta, però, bisogna fare alcune riflessioni. In primo luogo sarebbe utile interrogarsi sul tempo previsto per otto quesiti, che prevedeva circa 15 minuti per rispondere a ciascuna domanda, in cui era richiesta, però, anche la progettazione di attività didattiche e/o unità di apprendimento complesse. E’ poi necessario chiedersi se abbia giovato far partire il concorso a pochi mesi (a volte giorni) dalla conclusione dei corsi di specializzazione, che ha comportato, di fatto, l’esclusione di numerosi candidati. Naturalmente, infatti, un numero di candidati più alto avrebbe potuto arginare in parte il problema dell’esiguità dei candidati che hanno superato le prove.

Ai fatti, dunque, pochi, davvero pochi saranno i docenti di sostegno che nei prossimi anni potranno essere assunti a tempo indeterminato nelle nostre scuole. I posti saranno riassegnati in supplenza agli stessi docenti che non hanno superato le prove concorsuali. Esiguo resta inoltre il numero degli specializzati e da diversi mesi si è in attesa del nuovo bando per l’avvio del prossimo corso di specializzazione.

Gli esperti dei MIUR annunciano riforme epocali. Intanto, però, la situazione è questa. Ci chiediamo se non avrebbe più senso prendere in seria considerazione la proposta di cattedra mista che consentirebbe a molti docenti di posto comune, in possesso di specializzazione, di lavorare in parte anche come docenti di sostegno.

Autore: Tina Naccarato

Data: 04/08/2016

Fonte: Disabili.com

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