La Salute in Comune - 2016

Consigli per scoppie

La serata del 13 luglio è stata sicuramente s-coppiettante: si è parlato delle difficoltà (ma anche delle gioie) della vita di coppia. Le buone relazioni sono fondamentali per vivere in salute, ma spesso possono diventare controverse e a volte interrompere un matrimonio può rivelarsi la soluzione migliore: per affrontare questo argomento sono state invitate Eugenia Guerrini – coordinatrice Centro Relazioni e Famiglie del Comune di Torino; Antonella Cataldo – avvocato del Centro Consulenza Familiare (CCF); Jessica Ghioni – psicologa e psicoterapeuta del Consultorio Familiare di Torino Sud e Monica Bonaldo, psicologa e mediatrice familiare, consulente del Centro Relazioni e Famiglie.

Il Centro Relazioni e Famiglie del Comune di Torino è sito in via Bruino n. 4 a Torino ed è aperto a tutti coloro che affrontano un momento di crisi e hanno bisogno di ricevere ascolto, aiuto e scoppieorientamento. Il supporto è offerto dagli operatori che vi lavorano e da una vasta rete di professionisti ed è gratuito. Il centro è un luogo di prima accoglienza e di accompagnamento, è una porta aperta.

Si chiama Centro Relazioni e Famiglie – al plurale – perché le famiglie sono tante e di tanti tipi e l’obiettivo è rappresentarle tutte. Il Centro è gestito dal Comune di Torino in partenariato con la rete dei consultori privati e con le ASL TO1 e TO2.

Organizza anche seminari e nel 2016 si è parlato molto della separazione, un argomento sempre più attuale.

Il Diritto di Famiglia viene modificato molto spesso, in virtù degli interventi del legislatore: in pochi anni si è passato dall’affidamento esclusivo dei figli di genitori separati a quello condiviso, ai Diritti specifici dei figli e dei nonni; sono state inoltre abbattute tutte le differenze tra figli legittimi e naturali e la legge dal 2016 ha riconosciuto le unioni civili e regolamentato le coppie di fatto.

Decisamente qualcosa è cambiato – ha argomentato l’avvocato Antonella Cataldo – Negli ultimi due anni inoltre c’è stata la notizia del divorzio validato davanti al sindaco (con la unica spesa della marca da bollo) e della negoziazione assistita (ci si accorda tra ex coniugi e ci si presenta in Procura invece che al tribunale); per concludere nel 2015 è stato approvato il divorzio breve (da tre anni a sei mesi per la separazione consensuale e un anno per quella giudiziale).

Nel 2015 le separazioni nel tribunale di Torino sono state circa 2900.

Per fortuna ci sono anche coppie in crisi ma che ancora non hanno deciso di separarsi – ha incalzato Jessica Ghioni – La famiglia è un insieme di relazioni variegato, complesso. L’obiettivo è ritrovare un nuovo dialogo.

Prima di decidere di separarsi esiste la possibilità di una mediazione all’interno della coppia. La mediazione è una risorsa che aiuta a ritrovare la comunicazione tra i due coniugi, una possibilità per i genitori di costruire una relazione chiara e concreta per la cura dei figli. Se i genitori non raggiungono accordi l’ultima parola spetta al giudice. Vivere in una famiglia conflittuale può diventare causa di patologie nei bambini e quindi separarsi può essere la decisione più giusta da prendere. Esistono molte possibilità di sostegno: consultori, centri famiglie, psicologi, iniziative di gruppo per condividere le proprie esperienze e sentirsi meno soli.

Per accompagnare i figli che vivono una separazione è nato il Gruppo di Parola, che comprende bambini dai 6 agli 11 anni o adolescenti: è uno strumento emotivamente potente e utile. Il Gruppo di Parola prevede 4 incontri dove si usano storie, giochi e disegni per aiutare i bambini a comunicare.

La separazione è un possibile evento della vita che, se affrontato costruttivamente, può trasformarsi in un’occasione per i genitori di creare un nuovo rapporto con i propri figli.

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!