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1Venerdì 12 luglio – Amara Lakhous è l’autore di Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario, un libro ambientato a Torino e pubblicato a maggio 2013.

 

La sua vita “è una storia impegnativa” – dice – “sono nato ad Algeri nel 1970 e arrivato in Italia nel 1995; ho vissuto 16 anni a Roma e da due anni sono a Torino. Finora ho scritto quattro romanzi: il primo è ambientato in Algeria e l’ho scritto quando avevo 23 anni; due anni fa è uscita la seconda edizione con il titolo Un pirata piccolo, piccolo pubblicata sempre dal mio editore E/O. Poi ne ho scritti altri tre, direttamente in italiano e ambientati in Italia: due a Roma – Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza VittorioDivorzio all’islamica a Viale Marconi – e l’ultimo – Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario – chiaramente a Torino”.

 

Parlaci un po’ del tuo rapporto con Torino…

“Abito qui da quasi due anni, è una città molto bella e interessante: come scrittore sono sempre alla ricerca di storie e personaggi nuovi, a Torino ho trovato pane per i miei denti. Spero, attraverso il personaggio principale del mio ultimo romanzo, un giornalista di cronaca nera di origini calabresi ma nato a Torino, di raccontare quest’Italia che sta cambiando; infatti il mio prossimo libro, che uscirà l’anno prossimo, avrà sempre lui come protagonista”.

 

Un’Italia che sta certamente cambiando, come dimostra anche la recente nomina a Ministro per l’Integrazione di Cecile Kyenge che – donna e di colore – è balzata subito agli onori della cronaca non solo per essere stata bersaglio di attacchi razzisti ma anche per aver proposto alcune riforme importanti come quella dello Ius Soli. Con questa espressione, si indica l’acquisizione della cittadinanza come conseguenza del fatto di essere nati nel territorio dello Stato, qualunque sia la cittadinanza posseduta dai genitori. Nel mondo, circa 30 stati su 194 applicano lo Ius Soli in modo automatico e senza condizioni. In Italia, invece, trova applicazione solo in due casi: per nascita sul territorio italiano con genitori apolidi o impossibilitati a trasmettere al soggetto la propria cittadinanza secondo la legge dello Stato di provenienza, oppure se il soggetto è figlio di ignoti ed è nel territorio italiano.

 

Cosa ne pensi della proposta della ministra?

“Intanto, la proposta è nata prima ed è nata, in realtà, dal buon senso: ci sono quasi un milione di ragazzi nati in Italia, o arrivati da piccoli, che vanno nelle scuole italiane, parlano l’italiano e, a volte, anche i dialetti delle città dove vivono, si sentono italiani e amano l’Italia. Purtroppo le leggi italiane li considerano come stranieri in patria: a 18 anni devono avere il permesso di soggiorno, questa è una cosa vergognosa. Lo stesso Presidente della Repubblica Napolitano ha definito questa situazione vergognosa ed ha perfettamente ragione: è un danno, una cattiveria nei loro confronti. Bisognerebbe sfruttare questa grande capacità linguistica: molti sono bilingue e hanno certamente una marcia in più rispetto ai loro coetanei italiani. Invece di usare questo partimonio di esperienze e di lingue, pensando anche ai loro genitori, l’Italia li rifiuta. Io spesso uso una metafora calcistica per raccontare quest’Italia: è come una squadra che ha dei campioni straordinari e li mette in panchina o in tribuna. L’Italia sta usando un metodo che, purtroppo, è legato alla propria storia calcistica: il catenaccio, un modo difensivo di chiudersi, di aver paura di subire gol e di impedire agli avversari di giocare. Penso che sia una metafora azzeccata per raccontare questa realtà”.

 

In effetti la metafora giusta perchè danneggi sia gli altri che te stesso: non gioca nessuno……

“Sono partite molto noiose, finiscono 0-0, sono bruttissime e, appunto, non si diverte nessuno”.

 

Per Associazione Volonwrite

Marco Berton

Categories: News

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