Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Marco Berton

La pandemia di coronavirus, oltre ai danni sanitari ed economici di cui tutti parlano, ha creato difficoltà potenzialmente irreversibili anche al settore del welfare con una ricaduta negativa sulle categorie più fragili, tra cui le persone con disabilità. Per questo, il presidente nazionale di Anffas Roberto Speziale ha scritto una lettera aperta alle istituzioni per suggerire alcuni punti cardine su cui fondare la ripresa del paese tenendo conto delle esigenze di tutti senza disuguaglianze e discriminazioni.Speziale parte da una premessa: “Il virus che ha colpito il mondo intero – si legge – sta lasciando in noi, persone con disabilità, famiglie e operatori del settore, pesanti ferite. Ci siamo scontrati con l’indifferenza delle Istituzioni, con la necessità di provvedere, praticamente da soli, a mettere il più possibile al sicuro le persone con disabilità ed i servizi che frequentano ed in cui in molti casi vivono, a supportare la famiglie, nella maggior parte dei casi lasciate completamente sole”.

La lettera propone un “nuovo sistema di welfare”, nato dalle esperienze recenti e passate, in grado di “mettere al centro le persone” attraverso la costruzione di una “rete integrata di servizi” in grado di garantire pari opportunità. L’elemento fondamentale su cui si dovrà appoggiare sarà il “progetto individuale di vita, basato sugli obiettivi, interessi ed aspettative espressi dalla persona”. Questo sistema si dovrà inoltre basare su alcuni principi fondamentali, tra cui la promozione di “autodeterminazione, autorappresentanza, diritti civili, umani, sociali, partecipazione, inclusione” e il contrasto a “stigma sociale, negazione, pregiudizi, esclusione, segregazione e discriminazione in tutti i contesti”.

Secondo Speziale, la transizione dovrebbe avvenire attraverso una “necessaria opera di semplificazione normativa, a partire dal sistema di riconoscimento della condizione di disabilità, accompagnata da una valutazione multidimensionale e multiprofessionale che superi  i sistemi pietistico/assistenziale/medico e sanitario-socio/sanitario-sociale-educativo-lavorativo per andare verso modelli bio-psicosociali e olistici in grado di garantire sostegni alla persona, ai familiari e ai caregiver”.

Tra le soluzioni proposte, da segnalare l’inserimento delle persone con disabilità “in un percorso formativo che abbia come sbocco, nel medio periodo, il mercato del lavoro in attività produttive” e la revisione del “sistema delle indennità e delle provvidenze per far sì che ogni persona con disabilità abbia una propria autonomia economica sufficiente a garantire una vita dignitosa ed indipendente il più possibile autodeterminata ed autogestita”.

Il testo integrale della lettera è disponibile qui

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