Arte accessibile

Cultura accessibile


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Foto ospiti in radio
Da sx a dx: Giorgia Rochas (Gam), Brunella Manzardo (Castello di Rivoli), Orietta Brombin (Pav)

La città di Torino rappresenta una delle realtà più attente ed attive per quanto concerne il panorama della “Cultura Accessibile”. Questo termine evidenzia un atteggiamento di inclusione delle persone diversamente abili, difendendo il diritto alla cultura per tutti e supportandone l’accesso ai luoghi del sapere.

La fruibilità di un museo è una condizione che deve essere garantita a tutto il variegato pubblico, sia esso non udente, non vedente, con disabilità psichiche o fisico-motorie. Non si tratta né di un favore né di pietismo, ma semplicemente della rivendicazione di un diritto.

A questo proposito, numerosi musei torinesi si sono adoperati in un ampio progetto chiamato Cultura Accessibile, una “tavola rotonda” inaugurata nel 2010 presso il Castello di Rivoli, dove esempi come la Gam e il Pav, si sono trovati per la prima volta, invitando tra l’altro la Consulta per le Persone in Difficoltà (Cpd) e gli altri colleghi del dipartimento educazione dei musei di Torino, oltre ai rappresentanti delle associazioni del mondo della disabilità.

Si è trattato di un lungo percorso che ha portato a creare questa rete fatta di persone preparate e sensibili al tema, fino ad arrivare a scrivere un Manifesto per la Cultura Accessibile a tutti, un piano di buone pratiche e di buoni propositi, per ricordare quali siano le caratteristiche imprescindibili per gli enti culturali, discutendone a livello nazionale. Incuriositi da queste dinamiche, noi di Volonwrite abbiamo deciso di invitare in radio alcune delle rappresentanti e curatrici di questi percorsi ad hoc, per saperne di più.

Non solo: il nostro obbiettivo è quello di sperimentare in prima persona questi itinerari “sensibili”, per poter raccontarvi la nostra esperienza.

A seguire troverete la puntata radiofonica andata in onda Mercoledì 29 gennaio sulle frequenze di Radio 110, con le nostre ospiti Giorgia Rochas, del Dipartimento Educativo della Gam (la Galleria civica d’Arte moderna e Contemporanea di Torino), Orietta Brombin, Curatrice delle attività educative e formative del PAV (Parco Arte Vivente) e Brunella Lanzardo, del Dipartimento educazione del castello di Rivoli del Museo d’arte contemporanea.

Ecco a voi la registrazione!

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E per chi amasse leggere…ecco la trascrizione delle esperienze raccontate dalle nostre tre protagoniste!

Giorgia Rochas: << La Gam da anni si occupa di persone diversamente abili con tre tipologie di macro-argomenti: disabilità psichica, non udenti ed infine non vedenti. Questi tre grandi filoni si sviluppano in tre progetti, ove sicuramente quelli più ricco è quello legato alle disabilità psichiche, assiduamente frequentati. Questi percorsi esistono dagli anni ’90 e da una decina d’anni  me ne occupo personalmente, con maggior continuità: sono nate quindi delle attività diventate una costante per il museo. Negli anni poi il passaparola è stato utile! Ci sono tante associazioni che ci sostengono, nonostante la comunicazione sia sempre difficile: a volte incontriamo persone che ancora oggi non sono a conoscenza di questa nostra offerta. Ci sono progetti legati all’Istituto Sordi di Pianezza, collaboratore che da anni ci accompagna, in un progetto interessante che non è solo pensato per ragazzi sordi, bensì che si rivolge a tante tipologie di pubblico, diventando così un momento di integrazione assoluta, non un progetto slegato e a sé. Per quanto riguarda i non udenti ci siamo spesso appoggiati all’Unione Ciechi di Torino, abbiamo creato le mappe tattili. Per quanto concerne la disabilità psichica, ci sono enti con cui collaboriamoormai da anni, ad esempio il Centro Puzzle, e con cui abbiamo creato progetti interessanti in quanto non dedicati solamente ai loro ospiti ma aperti ad altre possibilità, come si è verificato ad esempio nell’edizione di quest’anno di  Arte Plurale (che noi di Volonwrite abbiamo fedelmente documentato).>>

Orietta Brombin << Inaugurato nel 2008, Il Pav è un centro sperimentale di arte contemporanea, concepito dall’artista Piero Gilardi e dall’architetto Gianluca Costantin; il Pav comprende un sito espositivo all’aria aperta e un museo interattivo dove si possono svolgere laboratori ed esperienza di incontro. E’ un progetto ispirato dalla storia dello stesso Piero Gilardi, un artista che ha partecipato al gruppo dell’arte povera, almeno all’inizio; l’arte povera ha apportato elementi innovativi rispetto all’arte di quel tempo –si parla degli anno ’60 – dove la novità consisteva nell’utilizzare materiali anomali per l’epoca, spesso di uso comune o che comunque avevano la qualità di trasformarsi continuamente, oggetti che cambiano colore perché lavorati con vernici particolari, sensibili all’umidità ad esempio. Questo percorso è stato portato alle estreme conseguenze, e si è rivelato importante nel panorama cittadino perché non ha sostituito nulla ma ha aggiunto qualcosa: ha arricchito l’offerta del contemporaneo. Il Pav è conosciuto più all’estero che in Italia, noi abbiamo molte persone che vengono in visita e lavoriamo comunque con dei budget abbastanza ridotti, per cui questo discorso di ecosostenibilità e accessibilità si posiziona proprio alla base della programmazione. Abbiamo avuto sin dall’inizio un pubblico di molte persone con disabilità, arrivate dai cad cittadini, dalle cooperative, da altre realtà territoriali, per cui riusciamo anche a svolgere percorsi a lunga scadenza; abbiamo diversi gruppi di persone con disabilità che ci seguono tutto l’anno, con percorsi nel parco e nei laboratori. Questo si verifica sia con persone adulte con disabilità psicofisiche, sia con adulti seguiti dai servizi di sostegno mentale: lavoriamo con loro, e il risultato è sicuramente positivo poiché questi adulti tornano spesso a frequentare il Pav in autonomia. Qui aI Pav i materiali naturali sono alla base del concept, quindi la natura non è un surplus o un corollario, bensì è il contesto imprescindibile. Abbiamo avviato diverse ricerche con soggetti non vedenti e ipovedenti, in collaborazione con L’Unione Italiana Ciechi, iniziando così un percorso che ci porta ad oggi,mai interrotto. Abbiamo via via negli anni collaborato sempre più con altre istituzioni, ad esempio con la Gam attraverso ZonaArte per il tema dell’accessibilità alla cultura in generale, per renderla fruibile, comprensibile e gratuito (anche questa è una forma di attenzione a cui teniamo molto, per agevolare l’accesso alla cultura anche attraverso una partecipazione libera), oppure con Il Castello di Rivoli, attraverso la Summer School. In questi ultimi mesi abbiamo inoltre iniziato un percorso con la Fondazione Sandretto e con la città di Torino con il laboratorio la Galleria con Tea Taramino; abbiamo deciso di aprirci anche al Politecnico, per approfondire il discorso con sempre più soggetti>>.

Brunella Manzardo <<La questione dell’accessibilità per noi è totale, accessibilità significa rivolgersi a persone con disabilità; in realtà il nostro lavoro come Dipartimento Educazione è proprio quello di favorire l’accesso alla cultura per tutti, anche per sfatare questo mito dell’arte contemporanea difficile, lontana dalle persone. Si lavora moltissimo con tutte le tipologie di pubblico, proprio per favorire questa integrazione tra l’arte e la vita, che sono due sfere per nulla distinte, specie se si tratta di arte presente. All’interno di questo ampio lavoro di accesso alla cultura contemporanea c’è di sicuro anche una attenzione specifica che si rivolge a tutte le tipologie di disabilità, fisiche e sensoriali. Il lavoro su quelle sensoriali è quello che più ci ha arricchito: non è solo un servizio che noi offriamo, ma è un’esperienza che ha soddisfatto moltissimo noi come staff del Dipartimento, perché è stato possibile creare qualcosa di inedito, come addirittura 80 segni nella lingua dei sordi –la LIS- perché c’è stato suggerito di lavorare per facilitare l’accesso dei sordi all’arte contemporanea a partire dal lessico, dal loro linguaggio. Per poter fare questo abbiamo collaborato dal 2007 con L’Istituto dei Sordi di Pianezza, creando così con loro un lungo percorso a braccetto per fare in modo che le persone sorde potessero avvicinarsi al museo e alla nostra collezione, cercando di creare queste parole che non esistevano: è infatti molto difficile per una persona parlare di un concetto di cui non possiede nemmeno la terminologia, ad esempio il termine pop art o arte povera (il concetto di povertà nella lingua dei segni era assolutamente da perfezionare perché creava delle ambiguità). Adesso invece disponiamo di un vero e proprio dizionario con 80 nuovi segni che sono stati creati da noi con l’Istituto dei Sordi e che rappresentano qualcosa di unico a livello mondiale! E’ un progetto che si è tradotto non solo con la creazione di questo libro, ma anche con un rapporto con la comunità sorda, in modo tale che loro si sentano “a casa” al museo, potendo venire anche in autonomia, come stanno facendo, divenendo parte integrante del nostro pubblico, riconoscendo anche il nostro sforzo come istituzione. Anche la collaborazione con l’Unione Ciechi è attiva da diversi anni e mano a mano si sono raggiunti obbiettivi importanti, come la possibilità di fare dei percorsi multisensoriali in modo tale che le opere possano essere anche toccate, se necessario! Sono percorsi specifici per i non vedenti, sono entrati addirittura dei cani, comunicando un messaggio di museo “friendly”. Ci siamo poi dotati anche di modellini del Castello che si possono toccare e riproducono la struttura in legno: ecco che, come in molti casi, fare un lavoro per le persone con difficoltà vuol dire anche fare un lavoro utile per tutti.

Nel progetto “Summer School 2013” si è parlato poi di cultura accessibile: è stata un’esperienza molto bella, e questo anno la porteremo alla terza edizione poiché il successo è stato grande! Summer School è un grande contenitore che include di tutto, momenti di formazione, eventi, attività per i piccoli, una sorta di campus estivo in lingua inglese per i bambini e l’accessibilità è proprio una sua peculiarità; abbiamo goduto della presenza addirittura di ospiti internazionali, proprio in virtù del progetto della lingua dei segni, presentando il nostro progetto persino a New York, per cui quell’appuntamento ha avuto un eco internazionale!>>

 

Claudia Cespites

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!

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