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Disabili, un chip restituisce il tatto a un giovane tetraplegico

Dopo un’operazione al cervello riesce a sentire i polpastrelli.

Per la prima volta al mondo un chip impiantato nel cervello ha restituito il senso del tatto a un giovane tetraplegico americano, Nathan Copeland.

Questa interfaccia uomo-macchina, sviluppata negli Usa all’Università di Pittsburgh, agisce stimolando elettricamente i neuroni deputati all’elaborazione delle informazioni sensoriali provenienti dalle mani: in questo modo riesce a ricreare in maniera realistica la percezione degli stimoli pressori, anche attraverso l’ausilio di un braccio robotico direttamente collegato al cervello.

CASO SIMILE IN ITALIA. Un risultato analogo era stato ottenuto nel marzo 2016 tra Svizzera e Italia, con una tecnica completamente diversa: una persona amputata era tornata a percepire il tatto grazie a un polpastrello artificiale collegato a elettrodi impiantati nel braccio. Il risultato era stato ottenuto grazie alla collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e il Politecnico di Losanna.

«Riesco a percepire quasi ogni dito, è una sensazione stranissima», ha affermato a un mese dall’intervento il giovane paziente Nathan Copeland, 28 anni, sulla sedia a rotelle da più di 10 anni per colpa di un incidente stradale che gli ha lesionato il midollo spinale.

«RICONOSCO OGNI DITO». «A volte sembra di sentire una scossa elettrica, a volte sento la pressione», ha aggiunto, «ma per la maggior parte delle volte riesco a riconoscere ogni dito con precisione. Sembra proprio che le mie dita vengano toccate o spinte».

I risultati della sperimentazione, pubblicati su Science translational medicine, potrebbero contribuire in futuro alla realizzazione di protesi sempre più sofisticate e sensibili. I dati dimostrano infatti che, grazie a questa innovativa interfaccia uomo-macchina, il paziente ha percepito il 93% degli stimoli come ‘verosimilmente naturali’.

Il senso del tatto si è conservato anche quando il cervello del paziente è stato collegato a un braccio robotico: in questo caso ha riconosciuto correttamente l’84% degli stimoli applicati alle singole dita. Le sue sensazioni si sono mantenute stabili anche a sei mesi di distanza.

Fonte: lettera43.it

(s.c./l.v.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?