News

Disabilità e parchi a tema, prime linee guida per tutti

Due ricerche condotte, con metodi scientifici, nell’ambito del progetto “Una giostra per tutti” su persone con disabilità differenti dimostrano che le attrazioni dei parchi giochi a tema non sono pericolose. Si tratta ovviamente di un progetto pilota di uno studio che dovrà essere ben più articolato, ma che ha già portato alla scrittura si alcune “linee guida o raccomandazioni” (firmate dall’Istituto superiore di Sanità, che sono i mattoncini per costruire il percorso che consentirà ai parchi a tema di includere a pieno le persone con disabilità. Un percorso che sarà giustamente lungo. Non si scherza quando in gioco c’è la sicurezza. Partiamo dalle ricerche. A Leolandia (Bg) un gruppo di 43 ragazzi di ambo i sessi con sindrome di Down è stato sottoposto a controllo medico dopo aver affrontato attrazioni con crescente impatto adrenalico. Dopo ogni attrazione è stato verificato il livello di cortisolo, ormone che misura tra le altre cose il livello di stress a cui è sottoposto il corpo, nella saliva dei ragazzi, scoprendo che solo all’uscita dalla giostra più impegnativa il livello di questo ormone era leggermente superiore a quello del gruppo di controllo costituito da persone non disabili. In contemporanea poi sono stati eseguiti test comportamentali e legati all’equilibrio che hanno dimostrato come l’accesso ai rollercoster, le montagne russe, non comporti pericoli. Al parco di Miragica (Ba) invece l’esperimento è stato condotto su persone con esiti di paralisi cerebrale infantile, paraplegia midollare, cecità, spina bifida Duchenne, esiti da trauma cranico, poliomelite, osteogenesi e alcune altre patologie del sistema nervoso. Il risultato è che, a patto che vengano presi in considerazione alcuni fattori legati alla sicurezza come il piano di evacuazione, l’accesso alle attrazione “non debba essere negato a priori”. L’intero materiale può essere scaricato dal sito del Centro Europeo di Ricerca e Promozione dell’Accessibilità (Cerpa). Ed è questo il punto di partenza del convegno organizzato da Cerpa, Ancasvi, l’associazione costruttori di giostre, che si è svolto a Leolandia (BG) venerdì 16 ottobre – il primo di almeno tre incontri – e che ha mostrato quanto ancora organizzatori dei parchi divertimenti, costruttori di giostre e il mondo dei disabili siano lontani tra loro e fatichino a trovare una via comune di avvicinamento. [Esplora il significato del termine: Se da un lato ci sono numerose norme e leggi che impongono la non discriminazione delle persone più deboli, dall’altro mancano la informazioni corrette per garantirne la sicurezza. Cosa succede nel sottoporre alcune persone con disabilità intellettiva ad una attrazione adrenalinica, oppure a una forte accelerazione, a uno stato di buio completo? Parlare di accessibilità delle strutture pre attrazione è molto semplice. Si tratta di puro e semplice abbattimento delle barriere architettoniche, ma oltre il cancelletto della giostra tutto cambia: alle difficoltà oggettive di costruire “navicelle” accessibili e di garantire un sistema di ritenuta per chi ha poca consapevolezza del pericolo, inoltre c’è una componente psicologica e medica. E «creare un parco a tema perfettamente accessibile e poi non garantire l’accesso alle attrazioni – chiosa Gianni Chiari di Ancasvi – è come portare un bambino davanti alla gelateria e non comprargli il gelato». Qualcosa si muove, uno dei produttori italiani, l’azienda Zamperla, dal 2001 ad oggi ha collocato una quindicina di attrazioni “accessibili” in giro per il mondo. Con una strategia che per piccoli, e sicuri, passi porta a inserire tipologie di disabilità tra coloro che possono fruire delle giostre. «Se fosse solo una questione di cuore – ha commentato Danilo Santi, general manager di Gardaland – il problema si sarebbe ben risolto. Dobbiamo aderire alle norme per garantire a tutti la massima sicurezza». E Gardaland che negli anni passati è stato bersaglio di molte critiche, è anche uno dei primi a cercare soluzioni che consentano una fruizione sicura e inclusiva del parco: dalla mappa che consente di conoscere quali attrazioni sono adatte alle diverse tipologia di persone con disabilità, alla verifica dell’accessibilità da parte di una società indipendente a un infopoint informativo riservato di interscambio di informazioni. Già perché nel futuro prossimo sarà sempre maggiore l’apporto che la persona con disabilità o l’accompagnatore dovranno dare per consentire a chi offre il divertimento di selezionare in maniera sartoriale quali attrazioni sono da evitare. Un po’ come accade nel mondo del turismo accessibile in cui non si certifica quasi più l’accessibilità di un dato edificio – non esiste un’accessibilità universale – ma si offrono informazioni oggettive e l’utente decide se è adatto alle sue esigenze. Così nei parchi a tema di domani verranno offerte agli utenti il maggior numero di informazioni utili possibili e sarà poi lui, o chi lo accompagna, a decidere fino a che punto spingersi. Assumendosi le responsabilità delle proprie scelte. Tag: parchi a tema, persone con disabilità ] Se da un lato ci sono numerose norme e leggi che impongono la non discriminazione delle persone più deboli, dall’altro mancano la informazioni corrette per garantirne la sicurezza. Cosa succede nel sottoporre alcune persone con disabilità intellettiva ad una attrazione adrenalinica, oppure a una forte accelerazione, a uno stato di buio completo? Parlare di accessibilità delle strutture pre attrazione è molto semplice. Si tratta di puro e semplice abbattimento delle barriere architettoniche, ma oltre il cancelletto della giostra tutto cambia: alle difficoltà oggettive di costruire “navicelle” accessibili e di garantire un sistema di ritenuta per chi ha poca consapevolezza del pericolo, inoltre c’è una componente psicologica e medica. E «creare un parco a tema perfettamente accessibile e poi non garantire l’accesso alle attrazioni – chiosa Gianni Chiari di Ancasvi – è come portare un bambino davanti alla gelateria e non comprargli il gelato».

Qualcosa si muove, uno dei produttori italiani, l’azienda Zamperla, dal 2001 ad oggi ha collocato una quindicina di attrazioni “accessibili” in giro per il mondo. Con una strategia che per piccoli, e sicuri, passi porta a inserire tipologie di disabilità tra coloro che possono fruire delle giostre. «Se fosse solo una questione di cuore – ha commentato Danilo Santi, general manager di Gardaland – il problema si sarebbe ben risolto. Dobbiamo aderire alle norme per garantire a tutti la massima sicurezza». E Gardaland che negli anni passati è stato bersaglio di molte critiche, è anche uno dei primi a cercare soluzioni che consentano una fruizione sicura e inclusiva del parco: dalla mappa che consente di conoscere quali attrazioni sono adatte alle diverse tipologia di persone con disabilità, alla verifica dell’accessibilità da parte di una società indipendente a un infopoint informativo riservato di interscambio di informazioni.

Già perché nel futuro prossimo sarà sempre maggiore l’apporto che la persona con disabilità o l’accompagnatore dovranno dare per consentire a chi offre il divertimento di selezionare in maniera sartoriale quali attrazioni sono da evitare. Un po’ come accade nel mondo del turismo accessibile in cui non si certifica quasi più l’accessibilità di un dato edificio – non esiste un’accessibilità universale – ma si offrono informazioni oggettive e l’utente decide se è adatto alle sue esigenze. Così nei parchi a tema di domani verranno offerte agli utenti il maggior numero di informazioni utili possibili e sarà poi lui, o chi lo accompagna, a decidere fino a che punto spingersi. Assumendosi le responsabilità delle proprie scelte.

Fonte: invisibili.corriere.it

(s.c./l.v.)

Post precedente

Maker Faire, con Genzyme tecnologia contro le malattie rare

Prossimo post

Un master di II livello per lavorare con gli autistici

The Author

redazione

redazione