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Disabilità, la storia di Deborah: “Io che ‘guardo’ un’opera d’arte con il tatto”

ROMA – “Credo che una persona disabile della vista, attraverso il tatto e l’uso degli altri sensi, possa avvicinarsi di più alla visione che l’artista voleva dare o vuole dare della sua opera“. A parlare è Deborah Tramentozzi, non vedente, che in ‘Oltre il buio’, il primo episodio di ‘Art for the blind’, il progetto dedicato all’arte per non vedenti sostenuto da Sifi (Società industria farmaceutica italiana), racconta come e perché l’arte può diventare accessibile anche agli ipovedenti e non vedenti. “La vista è un senso panoramico– prosegue Deborah- così la persona vedente molto spesso guarda l’opera d’arte solo per un momento, senza soffermarsi. Il tatto, invece, è quel senso particolare che richiede un tempo tecnico maggiore e aiuta ad apprezzare quei particolari che alla vista possono sfuggire. A me- racconta ancora Deborah- è capitato di confrontarmi con persone vedenti davanti alla stessa opera e di cogliere particolari che loro non avevano colto e di vederli sbalorditi, perché non si erano resi conto di una cosa che magari lì c’era sempre stata. Mi piace, poi, pensare che se l’artista ha inserito anche il più piccolo dettaglio nella sua opera, un perché ce l’ha…”.Il progetto ‘Art for the blind‘ ha l’obiettivo specifico di rendere accessibile ai non vedenti e agli ipovedenti la riproduzione di un’opera monumentale storica di valore inestimabile della Roma Imperiale, l’Ara Pacis, resa in modalità polisensoriale, per un momento in cui trovino espressione non solo valori culturali, educativi e didattici ma anche di vantaggio sociale. “Questa iniziativa- spiega la Sifi- segna il miglioramento della qualità della vita per i disabili della vista, che diventano per la prima volta protagonisti delle emozioni che donano le opere d’arte e fruitori della loro testimonianza storica, come nel caso del simbolo della pace che Augusto volle consegnare alla storia- conclude- in un luogo d’incontro suggestivo quale il Museo dell’Ara Pacis”.

Fonte: dire.it

(s.c./l.v.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?