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«Due su un milione», «Undateables» Successo dei format tv sulla disabilità

Parlano di affetti e voglia di combattere solitudine e differenze. Morbosità o empatia?
La psicoterapeuta: «Spero che questi programmi abbiano un “effetto Paralimpiadi”»Ormai sono di moda ed evidentemente fanno audience. Sono i format tv incentrati sulla disabilità come «Due su un milione», «The undateables» o «Body bizzarre», tanto per citare i più recenti in onda su Real Time. Arrivano tutti dall’estero (in particolare da Tlc, canale americano, e Channel 4, inglese), dove le serie ormai vanno avanti da anni per via di un clima culturale probabilmente più abituato anche a un certo tipo di televisione, e danno uno spaccato di vita vera su sindromi rare, deficit cognitivi, malattie genetiche. Parlano di affetti e voglia di combattere solitudine e differenze, ma anche di deformità fisiche e coraggio umano, mentre la formula del docu-reality sembra essere quella vincente. Prima di loro avevano fatto successo le vicende de «Il nostro piccolo grande amore», «Una piccola grande famiglia», «Una famiglia extra small» e le storie di «Piccole donne Los Angeles», tutti incentrati sull’acondroplasia, ovvero il nanismo (per vederli: it.dplay.com). Nel nostro Paese l’unico reality made in Italy è stato «Ho sposato un gigante», in onda per due stagioni su La5. Protagonista Manuela, con i suoi 118 centimetri, e la sua famiglia: il marito Fabio e i loro due figli. «Al momento, però, non è prevista una terza serie e noi abbiamo cominciato un percorso assai delicato per allargare la nostra famiglia», dicono dalla loro pagina Facebook.

Voglia di tenerezza

«Due su un milione» in Italia è alla prima stagione. In ogni episodio due persone che condividono le stesse patologie rare si incontrano e passano una settimana insieme, condividendo fatiche e trionfi, visitando medici di fama, interrogandosi sui dubbi che si pongono ogni giorno per via della diagnosi. Ma comprensione reciproca e amicizia sono quello che si portano a casa da questa esperienza. «The undateables: l’amore non ha barriere», invece, che tradotto significa all’incirca i non accoppiabili o gli infrequentabili, è ritornato da poco sul piccolo schermo con nuove puntate: segue un’agenzia matrimoniale specializzata in incontri tra persone con difficoltà relazionali a causa della statura, di tic o balbuzie, dell’Asperger o di qualche altra forma di autismo, di deficit cognitivi o di sindromi che non coincidono proprio con i tradizionali canoni di bellezza. E se per molti si tratta del primo appuntamento, la speranza è sempre quella di iniziare una love story.

Il parere dello psicologo

«Il primo impatto nel vedere questi format è sempre dettato dalla paura che si costruiscano fenomeni da baraccone da guardare dall’esterno, mantenendo le distanze. Poi però, analizzandoli meglio, si apprezza il senso di normalizzazione dell’aspetto affettivo relazionale delle persone disabili che ne emerge – commenta Maria Cristina Pesci, in carrozzina, medico, psicoterapeuta e sessuologo -. Il bisogno di calore umano e la sessualità fanno parte del bagaglio di ciascuno, ed è un bene ribadirlo. La tv, in questi casi, può anche suscitare un sentimento di identificazione, perché le necessità e le difficoltà che si incontrano sono le stesse indipendentemente dalla disabilità. Molte persone sottolineano la sofferenza di non passare inosservate, ma il bisogno di sentirsi belli, attraenti o piacevoli parte dalla consapevolezza e dall’accettazione di sé: purtroppo non si può sfuggire agli sguardi. Spero che questi programmi abbiano una sorta di “effetto Paralimpiadi”, e che in Italia non ci si fermi solo alla richiesta dell’assistente sessuale per disabili ma si contemplino anche altre alternative, come ad esempio le agenzie di incontri specializzate, oltretutto molto più inclusive» e con la speranza di un futuro in coppia.

Fonte: corriere.it

(s.c./mjp)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?