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Eleonora Sarti, una campionessa tra i “normo”

Eleonora Sarti ha ottenuto un altro successo. Dopo essere stata la terza atleta paralimpica, dopo Paola Fantato e Alberto Simonelli, ad essere convocata in una Nazionale di normodotati, Eleonora è diventata anche una delle poche in grado di conquistare una medaglia in una competizione per atleti normodotati; è successo lo scorso weekend ad Ankara, in Turchia, in occasione dei Campionati Mondiali indoor di tiro con l’arco.

Eleonora, 30 anni da compiere, fa parte della Nazionale Italiana di tiro con l’arco per “normo” dal dicembre scorso, dopo la convocazione ottenuta grazie ai brillanti risultati ottenuti questa stagione, tra cui un oro e due bronzi agli ultimi Mondiali di para-archery in Germania e la qualificazione anticipata alle Paralimpiadi di Rio 2016 (che le hanno consentito di raggiungere, addirittura, il primo posto nel ranking assoluto italiano). Ex Nazionale di basket in carrozzina, l’atleta emiliana gareggia, a livello individuale, per il Gruppo Sportivo delle Fiamme Azzurre, mentre è in forza al Castenaso Archery Team per quanto riguarda le categorie a squadre.

Dopo i successi di fine 2015, un inizio 2016 fantastico, grazie al bronzo con la squadra compound femminile: insieme alle compagne Irene Franchini e Laura Longo, Eleonora ha sconfitto, in rimonta, gli Stati Uniti per 3 set a 1. Dopo essere andate sotto nella prima parte, le azzurre sono state brave a riprendere in mano la partita, portandosi sull’1-2 e andando a vincere la frazione finale per 234-230. L’unica, leggera, delusione, il non aver raggiunto la finale individuale per una freccia appena.

Un successo che ha reso orgogliosi tutti, compreso Oscar De Pellegrin, responsabile paralimpico della Fitarco, nelle parole rilasciate ad Abilitychannel.tv: «Eleonora rappresenta la conferma di come il tiro con l’arco sia lo sport ideale per realizzare l’integrazione: non esistono barriere e conta solo la competizione sportiva. Questo grande risultato spingerà tutte le persone a prendere esempio da lei e a crederci fino in fondo».

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Marco Berton

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