News

Quanto ci si può fidare dei test online per le malattie?

Sulla base dei sintomi inseriti indicano una diagnosi e l’opportunità di rivolgersi

al medico: meglio di una ricerca su Google, ma è sempre bene non fidarsi troppo

Ce ne sono tanti e per tutti i gusti e si trovano per lo più in inglese. Ma i cosiddetti “symptom checkers”, ovvero le risorse online che consentono di inserire i propri sintomi per avere una prima diagnosi o almeno sapere se è il caso di rivolgersi al medico, sono anche sicuri e affidabili da usare? Secondo un’accurata indagine di ricercatori di Harvard, pubblicata sul British Medical Journal, non sempre: l’accuratezza è superiore all’inserire i disturbi su Google, ma non è meglio di una valutazione solo telefonica con una guardia medica.

Indagine su 23 siti internet

Gli autori, per valutare l’attendibilità di questi strumenti online offerti spesso da cliniche, agenzie governative come il Servizio Sanitario Nazionale inglese e università statunitensi, ne hanno messi alla prova 23 sottoponendo a ciascuno 45 liste standardizzate di sintomi riferiti a diverse situazioni cliniche, utilizzate anche nei corsi di laurea in medicina. In genere si tratta di inserire i sintomi in checklist a scelta multipla, quindi il programma analizza i dati e restituisce un elenco di patologie che potrebbero essere indotte dai problemi riferiti, suggerendo se sia o meno opportuno rivolgersi subito a un pronto soccorso o se si possa chiedere un parere a un medico nei giorni successivi, o ancora se possa bastare aspettare per vedere che accade. «Gli algoritmi dei test online che abbiamo analizzato hanno dato una diagnosi corretta nel 34 per cento dei casi, nel 51 per cento delle volte la “risposta giusta” era comunque fra le prime tre diagnosi più probabili – racconta Ateev Mehrotra, responsabile dello studio -. Spesso però non è necessario che il paziente sappia se i suoi sintomi dipendono da una patologia o un’altra solo lievemente diversa, quel che conta è sapere se si deve correre al pronto soccorso o meno: ebbene, l’indicazione corretta è stata data nel 58 per cento dei casi, con punte dell’80 per cento nelle situazioni urgenti, quando più ci sarebbe stato bisogno di immediata assistenza medica».

Prudenza nel valutare il risultato

La ricerca su internet, invece, fornisce il giusto suggerimento solo nel 64 per cento dei casi in cui andare subito al pronto soccorso è l’unica opzione da percorrere. «Inoltre, abbiamo verificato che i programmi online analizzati tendono a essere più che cauti: nelle situazioni in cui non servirebbe andare dal medico consigliano comunque una visita – riprende Mehrotra -. Una tendenza comprensibile ma anche questa non positiva, perché induce a un utilizzo eccessivo e non giustificato delle risorse del sistema sanitario». Le differenze fra i siti sono tante, ma nessuno è perfetto: quelli più abili a dare la diagnosi corretta, per esempio, non erano fra quelli altrettanto capaci di indicare l’iniziativa più giusta da prendere. «Verosimilmente questi strumenti online sono destinati ad aumentare e cambiare: dobbiamo però continuare a monitorarne le performance, perché al momento serve ancora prudenza nell’utilizzarli e i pazienti devono saperlo. Si tratta di siti utili per capire se è il caso di correre dal medico, ma il responso non deve essere considerato inconfutabile», conclude Mehrotra.

Fonte: corriere.it

(s.c./s.f.)

Post precedente

“Non si può più fare nulla…” La Fondazione FARO a #volonwriteyou

Prossimo post

Paripasso: un progetto rivolto al turista Disabile

The Author

redazione

redazione