News

Everyware rende accessibili ai disabili i cellulari

L’arido mondo tecnologico sempre più spesso mostra un’anima molto aperta verso il sociale. Ne sono testimoni le decine di progetti che passano attraverso i Fablab e l’attenzione verso tecnologie di nicchia che fanno venire in mente la definizione utilizzata dal sociologo Aldo Bonomi nella sua indagine sugli innovatori milanesi: “Senso molto, reddito poco”. Alla fine del suo intervento tenuto recentemente in occasione di Technology Hub di Milano Sergio Mascetti, chief technology officer di Everyware Technologies, spiega infatti che il settore delle mobile assistive technology, le tecnologie che aiutano i disabili con i device mobili, non è esattamente uno dei più redditizi “Gli utenti non vedenti sono pochi, il loro potere d’acquisto è basso e il costo di sviluppo di questi prodotti è invece alto”. fotoE quando vi scaricano in tanti una vostra applicazione si parla di cento persone la settimana. Difficile trovare quindi un modello di business per un settore che cerca nuove strade che permettano per esempio alla società di Mascetti di trovare i finanziamenti necessari per ingegnerizzare un prodotto pronto da tempo.

Perché nel frattempo Everyware, spin off dell’Università degli Studi di Milano della quale Mascetti è un ricercatore, lavora per portare avanti i suoi progetti focalizzati sulle tecnologie assistive per il mondo mobile e in particolare per non vedenti e ipovedenti. Tutto questo alimentandosi a vicenda con il laboratorio di ricerca del dipartimento di Informatica dell’Università.

Hardware mass market

Il punto di partenza, secondo Mascettti, deve per forza essere l’utilizzo di hardware mass market. I costi di sviluppo sono già alti e non è il caso di andare a realizzare altri prodotti. Poi l’idea non è di rendere il dispositivo mobile accessibile, ma di studiare applicazioni che lo rendano tale. “Il dispositivo infatti deve acquisire informazioni sul mondo trasferendole al disabile con suoni o altro”. A questo ha pensato anche Apple che in qualsiasi modello di iPhone o iPad ha preinstallato uno screen reader che permette agli ipovedenti di ingradire le applicazioni e ai non vedenti, toccando un paio di volte, di sentire via audio che applicazione stanno toccando. Da parte sua Everyware ha sviluppato altro app come Math Melodies che si rivolge ai bambini dalla prima alla quinta elementare e comprende un gioco, un racconto e un eserciziario di matematica. Grazie all’utilizzo di suoni e musica anche i bambini con difficoltà visive possono cimentarsi nelle addizioni o sottrazioni. Poi c’è Light detector dove un app sostituisce un oggetto fisico che permette al non vedente di capire se la luce è stata spenta o è ancora accesa. Puntando lo smartphone sulla luce questo emette un suono se la lampadina è in funzione.

Zebra localizer
Salendo con la complessità, lo spin off milanese ha realizzato anche iMove, un’applicazione di supporto alla mobilità autonoma di persone con disabilità visive, che offre al non vedente l’ausilio di punti di riferimento quando cammina per strada. Sviluppato grazie al contributo di Retina Italia onlus, iMove utilizza informazioni georeferenziate (Google maps) per far conoscere l’indirizzo in cui si trova l’utente, i punti di interesse nelle vicinanze (bar, scuole, stazioni), registrare note vocali nella posizione in cui ci si trova poi riprodotte quando si torna vicino al luogo in cui sono state registrate e personalizzare gli avvisi (ad esempio attivando la lettura della direzione in cui si è orientato, della velocità a cui ci si sta spostando, impostando la lettura delle sole note vocali, dell’indirizzo in cui ci si trova). Altra applicazione in fase di studio è Zebra localizer che, spiega Mascetti, “utilizza tecniche di computer vision per estrarre infomazioni dalle immagini”. La telecamera del dispositivo riconosce le strisce pedonali, rettifica le immagini e capisce come sono posizionate rispetto all’utente guidandolo come si può vedere nel video dove il tester è il collega di Mascetti, Cristian Bernareggi, non vedente dalla nascita.

Fonte: 01net.it

(s.c./mjp)

Post precedente

"Adesiviamoli": Melio e Clet contro furbetti e barriere

Prossimo post

Google Maps si aggiorna migliorando la navigazione turn-by-turn e l’accesso ai disabili Like

The Author

Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?