Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Mauro Costanzo

Attratto dalla voglia di buona musica, che scarseggia sempre più, e dalla voglia di andare alla scoperta di un personaggio che quelle sette note le sapeva padroneggiare e per loro nutriva un amore sconfinato, lo scorso luglio, sono andato in compagnia di amici a sentire Ezio Bosso e la sua Orchestra Filarmonica Europea al Flowers Festival di Collegno. Al Flowers Festival, il compositore torinese ha eseguito la “Quinta Sinfonia di Beethoven” e una sua opera, “Roots”. Qualche ora vissuta “tra parentesi”, in preda a sensazioni, ad emozioni donate sicuramente dall’elevatissimo livello delle esecuzioni ma soprattutto dalle netta percezione della passione spesa in quei brani: è davvero raro avere la sensazione di un trasporto così intenso tra musica e musicista. La stessa intensità Bosso la riversava nel rapporto con i componenti della sua Orchestra e questo rapporto qualitativamente alto lo ha trasmesso, a più riprese, negli amichevoli colloqui col pubblico della serata piemontese.

Non erano “testi autorali” come di norma accade, erano racconti di vita, ed era lampante. Appena saputo della sua scomparsa, “sono tornato” a quella calda serata estiva trascorsa in quel di Collegno e ho sentito immediata l’esigenza di andare a recuperare qualche video della serata e in generale di Bosso per reimmergermi in quel clima, ahimè, surreale, creato da un elevatissimo livello di musica introdotta da un Direttore d’Orchestra che sapeva farsi “cicerone” di quest’universo articolato e di non semplice lettura. Un ruolo, peraltro, ricoperto benissimo in tv in occasione della serata – evento “Che storia è la musica”, in cui il musicista piemontese si è cimentato ed è riuscito nell’impresa di coniugare due linguaggi non molto affini tra loro come quello televisivo e quello della musica di alto livello “raccontando la quest’ultima attraverso le metafore della vita, e la vita attraverso la musica, metafora per eccellenza”, vere lectio magistralis.

Le imprese, parte integrante del DNA di Bosso: sale alla grande ribalta con un’ospitata al Festival di Sanremo, tempio della musica leggera e vetrina di un Paese molto distante dai suoi canoni abituali. Lo stesso Flowers Festival è un evento rock, che ha visto a pochi giorni da quell’elegante serata di musica classica, un bagno di folla per un mito come Joan Baez, ennesima sfida, vinta e anche bene. E dirigere un’orchestra seduto, per una grave disabilità neurodegenerativa, non è una sfida, un’impresa, una scelta di rottura, soprattutto in una società così scevra di opportunità per chi fuoriesce da condizione fisica racchiusa in canoni strettissimi? Un viaggio a ritroso anche in un’estate “normale”, tempi che paiono incredibilmente lontani, nei quali “distanza sociale” e “lockdown” erano concetti tutt’altro che familiari. E in quella splendida serata di Collegno, in un’aura particolare, contaminata soltanto dall’high quality di quelle note che si liberavano leggere nell’aria, la distanza sociale era pressoché nulla.

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