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Fine anno scolastico: quale bilancio per il sostegno? Quale futuro?

Risorse carenti, personale non sempre specializzato, precarietà: ancora tanti ostacoli per l’inclusione.

Anche quest’anno i cancelli delle scuole si sono chiusi e finalmente bambini e ragazzi possono concedersi il meritato riposo. Alcuni sono alle prese con lo studio per gli esami finali, poi, anche loro potranno rilassarsi durante la pausa estiva.
Dirigenti, docenti, personale amministrativo e collaboratori scolastici sono in questi giorni alle prese con le numerose incombenze che accompagnano la chiusura dell’anno scolastico. Bisognerà poi pensare al prossimo, alla formazione delle classi, all’organizzazione del personale utile a rispondere ai diversi bisogni educativi, alle risorse necessarie. Queste ultime, si sa, sono sempre molto razionalizzate, necessariamente rispondenti ai limiti imposti dal dettato ministeriale. Non è semplice trovare la quadratura del cerchio, soprattutto quando si tratta del sostegno.

La legge 107/15, di riforma della scuola, ha affidato la questione del sostegno alle deleghe al governo previste dalla stessa. Ad oggi non sappiamo nulla in merito, se non che il governo dovrebbe legiferare in merito entro 18 mesi. Della prevista riforma del sostegno abbiamo parlato molto a lungo, evidenziando anche gli interrogativi intrinseci alle prospettive delineate ed auspicando la costituzione di tavoli di lavoro finalizzati allo studio delle soluzioni più squisitamente inclusive. Ad oggi tutto tace, nulla si sa delle scelte che sta operando il governo.

Ciò che appare chiaro, invece, è che l’anno scolastico si è concluso con le problematiche di sempre: classi molto numerose, presenza di più alunni con disabilità nella stessa classe, carenza costante di docenti specializzati e di assistenti. E’ ragionevole ritenere, pertanto, che il prossimo anno scolastico inizierà ancora una volta con i problemi di sempre, che dovranno essere affrontati nelle emergenze, avendo come al solito la disponibilità di risorse esigue e non sempre formate. Nelle università si sta concludendo, infatti, il secondo ciclo del percorso di specializzazione per il sostegno ed è previsto che venga attivato un terzo ciclo, si è in attesa dell’uscita del bando, che tarda ad arrivare. Il numero dei docenti specializzati è ancora esiguo: il concorso che si sta svolgendo per l’accesso al ruolo non ha avuto in diversi casi un numero di candidati sufficiente a coprire il numero dei posti messi a bando: il Lombardia e in Veneto, per la Scuola Primaria in particolare, centinaia di posti messi a bando sono andati perduti per mancanza di candidati specializzati. Sono cattedre che saranno affidate ancora a personale precario, il più delle volte privo del titolo di specializzazione.

A questo si aggiunge la scelta di tanti docenti specializzati che, in previsione di un’annunciata riforma epocale di separazione delle carriere, hanno scelto in questo periodo di mobilità di chiedere il passaggio per l’insegnamento di tipo curricolare. Non pochi temono gli esiti di una riforma radicale, che potrebbe modificare in maniera molto significativa il ruolo del docente di sostegno: preferisco lavorare per l’inclusione da posto comune e non vedere il mio ruolo trasformato in qualcosa di diverso, avranno pensato in tanti.

Non solo: spesso da più parti vengono sottolineati tagli e restrizioni riguardanti il personale educativo e gli assistenti. Gli enti locali lamentano le carenze nei fondi e non di rado si assiste al un rimando delle responsabilità, sta di fatto che troppo spesso il personale manca e gli alunni con disabilità, soprattutto nelle situazioni di gravità, vengono privati di un diritto essenziale.

Cosa aspettarci, dunque, per il prossimo anno? Nulla di speciale, probabilmente. Nulla di irrisolvibile, forse, anche grazie alle lotte di tante famiglie. Vorremmo aspettarci invece scuole funzionali, personale motivato ed entusiasta, che percepisse il riconoscimento sociale e professionale del delicato compito educativo che gli viene affidato.

Incontreremo invece i problemi di sempre. Ancora una volta, però, li affronteremo, perché l’inclusione non può attendere.

Buone vacanze.

Data: 16/06/2016

Fonte: Disabili.com

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