Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Ho sposato Neil perché volevo una vita normale […] aveva le idee chiare sembrava una persona stabile, ma forse ero io quella in cerca di stabilità

Ho un’ amica del college con una vita normale, ha sposato un dentista.

Janet (Amstrong) si è appena trasferita a Houston con la sua famiglia, suo marito Neil è stato assunto dalla Nasa che lavora senza sosta alla preparazione della storica missione alla conquista della Luna. Prima del trasferimento, Neil godeva di un’ ottima reputazione nel suo lavoro ma era definito un uomo distratto da suoi stessi superiori: la distrazione a cui si riferivano era il cancro della figlia minore Karen. Quella malattia gliel’ha portata via un giorno alla volta tra una carezza per farle trovare la pace nel sonno e il racconto ambientato nella savana, un posto in cui potrà soltanto ambientare i suoi sogni.

Dopo la Morte della piccola, trasferirsi e allargare la famiglia era sembrata l’unica soluzione possibile per non smettere di respirare, usare il proprio lavoro per scoprire nuovi limiti del suo stesso corpo nel tentativo di temprare la propria anima ai confini del sopportabile: placare un dolore che non fa rumore ma spalanca gli occhi e lascia alle mani e al loro lavorio l’incombenza degli eccessi d’emozione.

Neil prepara una missione dopo l’altra, sprofonda nei suoi calcoli, nei test di resistenza, lasciando chiusi fuori del suo microcosmo d’obiettivi storici (e personali) il resto del Mondo, riabituandosi pian piano a seppellire i suoi compagni di missioni durante test fallimentari, rischiando lui stesso la vita solo per prepararsi all’incerto esito della missione sulla superficie lunare.

Solo Janet, sua moglie, impara a decifrare i suoi occhi, i suoi silenzi, in uno stato di perenne preveggenza delle tragedie possibili, incapace di contenere il sollievo ogni volta che suo marito rientra da una missione; sprigiona le sue ombre nelle sigarette fumate al tramonto, nelle liti con il figlio più piccolo Mark che cerca le sue attenzioni rubandole la radiolina mentre tenta di seguire la missione di Neil dal divano di casa. Janet, cerca ogni giorno di costruire quella normalità/stabilità che non le appartiene dialogando con suo marito del suo lavoro, accoglie i suoi demoni, cerca di non farlo rifuggire dalle sue stesse paure il giorno prima di partire (per la Luna) chiedendogli senza alternative, di preparare i bambini alla concreta possibilità del non ritorno.

Lei, come Neil, fa di ogni giorno l’occasione di costruire una nuova pace, dopo che la morte della figlioletta ha inghiottito tutto, facendo del focolare un cratere della stessa luna che è sempre più vicina.

Janet non parte mai realmente per le missioni con il marito: nei momenti cruciali quando i test sono sull’orlo del fallimento ed il corpo sul punto di perdere i sensi è la figlia Karen, negli scampoli di ricordi felici, nei gesti della cura, a riportare alla Vita l’astronauta. Janet sembra saperlo, non chiede, non ne parla, quasi consapevole che è quello scrigno d’amore a riportarlo ogni sera a casa. Quella gratitudine all’ignoto, galleggia nell’empatia che li unisce, fino alla fine, quando il contatto si compie.

Damien Chazelle, quasi come se La La Land, fosse una fortunatissima parentesi di luce, torna a raccontarci dell’Uomo ossessionato dall’inseguimento dell’Assoluto, della perfezione e dell’Impossibile, ritrovandosi a scavare i demoni indicibili e più profondi dell’umana essenza, proprio come per il protagonista di Whiplash.

Chazelle, spinge al limite della significazione rumore e silenzio costruendo un vero e proprio viaggio nello spazio: quello che esiste tra il dolore di un padre, sopravvissuto alla figlia, e l’elaborazione del lutto stesso.

Sulla Terra, è nell’empatia delle mani che tentano di dare profondità alle parole strozzate in gola, nelle mani che cercano il contatto che si disegna la rotta per la “base della tranquillità”, sì perché è questo il nome in codice della Luna.

Quando il piede di Neil si poggia su quella distesa grigia e finissima, in quel silenzio, Neil scrive il suo ultimo saluto alla figlia con Janet che finalmente riuscirà a percepire la stabilità di un equilibrio in cui è il cuore a scandire il Tempo.

Carmen Nemrac Riccato

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