Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Nei giorni scorsi avrete sicuramente letto o sentito del ferimento, a colpi di arma da fuoco, del promettente atleta Manuel Bortuzzo: il giovane nuotatore, soggetto a una lesione midollare completa, vivrà d’ora in poi in condizione di paraplegia, senza la possibilità di utilizzare gli arti inferiori a meno di progressi scientifici inaspettati. Resto volutamente fuori, per incompetenza e per rispettare il concetto di attenzione non giudicante tanto caro agli assistenti sociali, dagli sviluppi della giustizia per concentrarmi sull’aspetto umano e riabilitativo del caso.

Facendo parte della categoria dei cosiddetti “normodotati” non posso capire, e forse neanche lontanamente immaginare, cosa si provi fisicamente e psicologicamente nel ritrovarsi improvvisamente seduto su una carrozzina, e sapere che tutto questo durerà per il resto della propria esistenza.  Posso però affermare con certezza, da amico di numerose persone paraplegiche (tra cui molti campioni paralimpici) e da testimone di piccoli e grandi successi quotidiani, di trovarmi perfettamente allineato con il collega Antonio Giuseppe Malafarina e con la musicista e blogger Sofia Righetti. Il primo, sulle pagine online del Corriere ha scritto che “chi resta persona disabile oggi può,  in una crescente gamma di casi, contare sulla progettualità. Oggi è concesso pensare al futuro”; la seconda, sulla propria pagina Facebook, ha esortato il mondo a non cadere nel pietismo e nell’abilismo: “Manuel non è morto. Ha una paraplegia. Non camminare non è un inferno e non è morire da vivi, l’esistenza non diventa una frustrazione perenne (sì, ho letto anche questo). L’esistenza non è spezzata, e le centinaia di migliaia di persone in carrozzina che vivono e hanno una qualità di vita alta ne sono l’esempio vivente”.

Mi aggiungo quindi alla lista di coloro che affermano, pur non negando le difficoltà oggettive, che a 19 anni la vita può essere ugualmente gratificante e ricca di successi. Gli esempi sono tantissimi, molti dei quali qui vicino a noi, in Piemonte: tra i più conosciuti possiamo citare Patrizia Saccà, campionessa di tennistavolo per decenni e istruttrice di Yoga alla soglia dei 60 anni, oppure Danilo Ragona e Luca Paiardi, avventurieri coraggiosi in giro per il mondo con il progetto Viaggio Italia; senza dimenticare coloro che, tutti i giorni, lavorano, studiano e si prendono cura della propria famiglia. Dal basso della mia esperienza non posso far altro che invitare Manuel a ripartire da chi ha già vissuto la stessa esperienza e ad affidarsi con fiducia alle sapienti mani di medici, infermieri e volontari delle Unità Spinali italiane. Verso una storia tutta da scrivere.

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