Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Alessia Gramai

Il primo appuntamento del Festival dei Diritti Umani, per questa edizione accessibile completamente in streaming su www.festivaldeidirittiumani.it, ha un titolo che apre a diversi scenari sulla disabilità. Presenti al primo appuntamento diversi testimoni, che col loro lavoro dimostrano che la disabilità non limita i sogni e le prospettive: a farlo sono le barriere architettoniche e sociali presenti nella nostra società e nella nostra testa.

A condurre la prima mattinata è Danilo De Blasio, direttore del Festival e portavoce per la Lombardia di Articolo21.

La prima intervistata (sia da De Blasio che dagli studenti collegati online – gli interventi EDU del Festival sono infatti pensati per la partecipazione delle scuole) è Giulia Ghiretti, campionessa di nuoto paralimpica: racconta di come la preparazione alle paralimpiadi di Tokyo 2020 sia stata fermata per via dell’emergenza Covid-19. Racconta di come il nuoto sia stata una scelta in linea con quella che è sempre stata la sua connessione col corpo: ha scelto uno sport in cui “mettersi a nudo” è la base. Con il corpo così com’è, senza ausili, si gareggia, e si gioca tutto con la padronanza di quel corpo, che per Giulia è cambiato all’idea di 16 anni proprio per un incidente sportivo. L’importanza dello sport e dell’accessibilità allo stesso viene sottolineata a più riprese: chiaramente importante è conoscere le risorse sportive accessibili del proprio territorio, fare rete, e supportarsi a vicenda.

Viene poi proiettato il documentario “La sedia di cartone”, di Marco Zuin: racconta di Jeoffrey, bambino africano disabile, che accede, grazie ai fisioterapisti del luogo, a un ausilio di cartone, che permetterà alla madre del bambino di farsi accompagnare dal figlio anche fuori da casa, e permette soprattutto a Jeoffrey non solo di supportare la postura, ma soprattutto di accedere alla sua comunità, ai giochi con i cugini, ai luoghi del suo villaggio, prima per lui non accessibili. “La fragilità crea senso di comunità” afferma Zain, “quella stessa comunità non avrebbe creato quell’ausilio senza Jeoffrey”. Si crea quindi un rapporto di interdipendenza tra una comunità e le persone, dove l’obiettivo dev’essere quello di includere tutti e “non lasciare indietro nessuno”, come anche anche afferma l’attivista Gian Marco Saurino, nel suo contributo video successivo in rappresentanza di Amnesty International, che patrocina il Festival.

Presente al festival anche Giulio Berretta, ingegnere e insegnante cieco, e fondatore di WeMake S.R.L, che mostra alcuni semplici esperimenti di fisica. “Si trovano trucchi e stratagemmi” per rendere questi esperimenti accessibili, afferma, “e spesso a dare la soluzione sono strumenti già alla portata di tutti”. Quindi non è l’impossibilità di una cosa a mettere limiti, ma il non dare spazio alle possibilità.

L’accessibilità non è un diritto di una minoranza, ma un diritto trasversale, che va al di là della disabilità: e questo è anche il tema che passa l’intervista a Marcos Cappato, giovane autore e filmmaker disabile, nominato Alfiere della Repubblica per il suo impegno sociale: il suo lavoro ha l’obiettivo di dare voce alle persone con disabilità, tramite prodotti cinematografici che siano “più stimolo che molestia per la società che lo circonda”.
Infine, viene intervistato il fotografo Alessio Coser, mentre si mostrano le fotografie del suo progetto “Dove sono finiti i sogni di Basaglia?”. Il titolo del progetto fotografico è “Una domanda che voglio tenere aperta”, afferma il fotografo. Dopo 40 anni dalla Legge 180, che proponeva la chiusura dei manicomi e l’apertura di servizi alternativi sul territorio italiano, qual è lo stato dell’arte delle situazioni di vita delle persone con disabilità psichiche in Italia? Il progetto mappa geograficamente, da Trieste e Gorizia fino al sud, i servizi presenti, ma è anche e soprattutto una narrazione relazionale: “Le persone con cui siamo entrati in relazione erano contente di essere fotografate, raccontate, e di ricevere delle domande su come stanno”. Sicuramente il progetto rivoluziona la prospettiva sulla salute mentale, e tiene aperte molte questioni su quelle che erano le prospettive innovative della Legge Basaglia nel ’78, e su come queste prospettive si siano concretizzate sul territorio italiano.

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