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Francigena e disabili: le prime 4 tappe raccontate da Scidurlo

Il 28 marzo ha preso il via il cammino di Pietro Scidurlo lungo la via Francigena, un itinerario che secondo le stime dell’Associazione Europea Vie Francigena nel 2015 è stato percorso da oltre 40 mila persone. Un viaggio che si snoda per 830 chilometri e che prevede 14 tappe da percorrere in due settimane in “sella” a una handbike. L’obiettivo del varesino di 37 anni, su una sedia a rotelle dalla nascita, è creare un itinerario e una rete di accoglienza aperta a tutti: «Vorrei una Francigena più attenta, consapevole e critica in cui tutte le persone, indistintamente dal modo di muoversi possano viverla – spiega Pietro Scidurlo – Mi piacerebbe che in Italia, come succede in Spagna, si facilitasse l’apertura di accoglienze lungo gli itinerari culturali per tutti coloro che scelgono di visitare il Belpaese».

Il cammino di Scidurlo è partito da Somma Lombardo lunedì 28 marzo e farà tappa a Pavia, Piacenza, Medesano (Pr), Berceto (Pr). Dopo di che toccherà Aulla (Ms), Pietrasanta (Lu), Lucca, Gambassi (Fi), Siena, San Quirico (Si), Acquapendente (Vt), Viterbo, Formello (Roma), per concludersi a Roma il 12 aprile con l’incontro con Papa Francesco in Vaticano.

Prima tappa, la partenza da Somma Lombardo (Varese)
La sveglia è alle 03.45 per essere in chiesa per la benedizione alle 4.30. No, non è tutto pronto, non ce l’abbiamo fatta, ci vuole sempre tanto tempo… Dopo la benedizione si torna a casa per completare i preparativi, e alle 6 ci mettiamo in marcia, seguendo le vie alzaie lungo i canali. Fa fresco ed è uggioso, pioviggina, è ancora buio, partiamo con luci e gilet ad alta visibilità che terremo sempre indosso: diventeranno le nostre uniformi. Lungo il percorso abbiamo qualche problema con le catene, ma si risolvono quasi subito. Si va verso sud, Bernate, Boffalora, Magenta e Abbiategrasso. Alberto Conte, fondatore di ItinerAria ci raggiunge a Boffalora e proseguirà con noi fino a Pavia.
Poco prima di Bereguardo sostiamo in una piazzola, davanti a una casa:
“Ci siete?”
Qualcuno ci chiama dalla finestra.
“Whe! venite dentro a bere un bicchiere di vino”
“Dai, apri il cancello ed entrate…”
Un incontro, anzi: UN INCONTRO pellegrino di quelli che capitano per caso o forse no. Ripartiamo ed entriamo a Pavia città, la salita sotto il ponte vecchio e la strada verso il Broletto sono un ultimo, ma grande sforzo.

Seconda tappa da Pavia a Piacenza
Attraversiamo il ponte vecchio di Pavia, poi un primo corso d’acqua e il naviglio passando sopra la diga di Leonardo. Abbiamo incontrato qualche strada di campagna e alcuni paesi da attraversare prima di arrivare all’argine maestro del Po.Siamo incappati in un paio di piccoli inconvenienti, esce la catena e lo sterzo di Thor va fuori asse, la bici diventa troppo dura da manovrare.

Più pedaliamo e più sembra che la meta si allontani. Più facciamo chilometri e più ne mancano…

A Piacenza ci attendono ma arriveremo in ritardo.

Alla fine, alle 16 circa, Danilo, il traghettatore, è là pronto sulla riva. Caricare la barca non è una cosa semplice, ne hanno di roba da portare, servono due viaggi.
Carlo, un cicloturista svizzero, incontrato sul cammino, ci dà una mano. L’appuntamento con il sindaco a Piacenza è ormai saltato, speriamo di arrivare al più presto. Pensavamo di aver fatto bene i conti…Invece abbiamo accumulato un ritardo pazzesco.

Terza tappa da Piacenza a Medesano

Inizio ad avere i primi acciacchi: febbre, dolori alle braccia e stamattina un po’ di congiuntivite.
 Siamo arrivati a Medesano alle 20.30, dove ad attenderci c’era Maura e suo marito, due amici pellegrini.
Una tappa difficile, fatta con una sola batteria, e non due come era previsto.
 Rispetto agli altri due giorni, è stata più dura perché la salita di Costamezzana è stata fatta davvero con fatica, tutta a braccia: io spingevo fino a non sentire più le dita, Pino che pedalava e in più a volte mi spingeva, le persone che ci venivano incontro e ci aiutavano ad andare avanti, ma nonostante il supporto di tutti, siamo arrivati devastati. Cena e poi tutti a letto presto. Qualcuno con la febbre, ma si sa… il riposo è la miglior medicina.

Quarta tappa; la Cisa
Stamattina ci siamo alzati di buon’ora, la tappa che ci attende non è lunghissima ma si inizia ad affrontare la Cisa.
La mia bici ieri aveva qualche problema, quindi prima di partire ho dovuto sistemarla. La catena non voleva reggere, il manubrio era storto e il telaio presentava un assetto non corretto. Si perdono 4 ore per le riparazioni e solo a mezzogiorno riusciamo a metterci in strada. Ma forse è troppo tardi per arrivare col sole ancora alto a Cassio. In breve raggiungiamo Fornovo: il panorama sul ponte del Taro è mozzafiato. Viene quasi voglia di scendere e bagnarsi i piedi, ma il tempo è sempre troppo tiranno. Salutiamo alcuni amici passati a trovarci, e un paio di pellegrini a piedi che vanno nella stessa direzione.

Si parte.. la salita inizia da subito. Quel che non sapevamo è quanto sarebbe stata dura. I ricordi di Costamezzana riaffiorano ma presto ci si rende conto che la Cisa può essere molto più complicata. E lo è stata. Rampe ripide, più o meno lunghe, pochi falsipiani, nessun borgo vivace da attraversare, solo alcune cascine chiuse con bottiglie d’acqua sull’uscio. C’è chi dice per i topi… chi per altri motivi… una delle tante curiosità che rimarranno senza risposta.
Pian piano ci si divide e io, mio padre e Roberto siamo i primi a scollinare e raggiungere Cassio alle 17.
Mezz’ora dopo all’uscio bussano Pino e Giancarlo. Finalmente tutti riuniti ci sistemiamo e cuciniamo un ricco piatto di spaghetti. A tavola si ritrova quel cameratismo che la fatica aveva pian piano eclissato.
Domani si decide di cambiare piano: destinazione Pontremoli…

Data: 02/04/2016

Fonte: Invisibili.corriere.it

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