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Franco Bomprezzi, uomo libero

franco-bomprezziNon conoscevo personalmente Franco Bomprezzi, ma ho avuto modo di conoscerlo attraverso i suoi articoli, sempre schietti ma mai giudicanti, e il suo linguaggio, semplice e diretto. Non conoscevo personalmente Franco Bomprezzi ma ho avuto modo di capire, attraverso i suoi articoli e attraverso il suo linguaggio, di avere davanti (al monitor) una persona vera, libera e indipendente, come pochi, un punto di riferimento costante per me, aspirante giornalista e comunicatore del sociale.

Il pensiero non può che andare, immediatamente, a Vincenzo. Pochi giorni dopo la sua morte, Bomprezzi (sul suo blog “FrancaMente”), scrisse: «Ora che ci penso tante volte mi hai cercato, tentando di coinvolgermi in qualche progetto, magari anche solo per una chiacchierata radiofonica. Mi pare di non essermi quasi mai sottratto, però sicuramente avrei potuto fare di più e di meglio. Ma io sapevo che a Torino, assieme a tante altre persone in gamba, c’eri anche tu a presidiare le nostre idee. E dunque facevi parte della mia rete mentale, quella che ogni tanto mi elenco nel cervello, per rassicurarmi, per dire a me stesso che non siamo soli, anzi, che siamo in tanti». (per leggere l’articolo completo clicca qui)

Franco e Vincenzo erano due persone positive, al di là delle difficoltà e delle discriminazioni: hanno fatto la propria vita e il mestiere che volevano senza chiedere nulla a nessuno, portando avanti negli anni la lotta per il riconoscimento non solo sociale ma anche politico delle pari opportunità delle persone con disabilità, aprendo loro il mondo troppo spesso impenetrabile delle istituzioni.

Franco e Vincenzo erano anche due persone ironiche, che non avevano paura di scherzare sulla loro condizione o di mostrarsi durante l’ultimo periodo di degenza ospedaliera: Bomprezzi, ricoverato da qualche settimana al Niguarda di Milano, non aveva mai perso la voglia di scrivere e comunicare, rassicurando tutti con un articolo o un’immagine sorridente.

Franco Bomprezzi: un uomo mai “contro” ma “per”, fermo ma aperto al dialogo per cercare di migliorare l’Italia, pensando in grande, senza accontentarsi. Noi di Volonwrite, in qualche modo figli suoi, non possiamo far altro che seguire il suo ultimo appello: «Forza giovani, scatenatevi! Io vorrei riposarmi…». *

* Estratto dall’articolo “A caccia di parole”, in uscita sul numero di Gennaio 2015 della rivista cartacea Superabile Magazine.

Marco Berton

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