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Garrincha, quando il talento non conosce confini

garrinchaOggi voglio rendere omaggio a un grandissimo giocatore che nessuno riusciva a raggiungere, sapete perché? Ve lo dico io! Perché, oltre ad avere uno straordinario talento, aveva delle caratteristiche fisiche che lo hanno reso un calciatore unico: una gamba più corta dell’altra di ben 6 centimetri (forse a causa di una poliomielite o alla malnutrizione da bambino), una leggera forma di strabismo, la spina dorsale deformata e uno sbilanciamento del bacino. Queste “imperfezioni” non gli hanno impedito di diventare uno dei più forti giocatori della storia (8° secondo la classifica dell’Istituto Internazionale di Storia e Statistica sul Calcio): grazie alle sue ubriacanti finte e a una corsa tutta particolare, nessuno capiva mai in quale direzione sarebbe andato. Vi chiederete di chi sto parlando?…naturalmente di Manoel Francisco dos Santos, detto Garrincha!

Brasiliano di Pau Grande, Garrincha era una grande ala. Il suo soprannome gli venne dato dalla sorella perché ricordava un piccolo uccello che lui si divertiva a cacciare da bambino. Questo grande campione giocò sempre in Brasile e prese parte a tre Mondiali, vincendone due; tutti lo ricordano per la sua imprevedibilità ed il suo tocco felpato: quando partiva in velocità, per l avversario era finita…un’ala come lui non si è più rivista, purtroppo.

Però, come altri grandi campioni dell’epoca, Garrincha amava l’alcol e le donne (ebbe quindici figli da relazioni diverse). Tanti, alla fine della sua fulminante carriera, dissero che era solo un bambino cresciuto che non ragionava come un adulto: pensava solo al pallone…ma come lo accarezzava lui, nessuno sapeva fare. A 49 anni, il 20 gennaio 1983, Garrincha moriva prematuramente per un edema polmonare per una complicazione dovuta alla cirrosi epatica, nella povertà più assoluta. Io, da sportivo (non ho potuto vederlo vedere giocare dal vivo perché sono troppo giovane), lo posso solo ringraziare per la fantasia, la naturalezza e la disinvoltura con cui giocava e incantava il pubblico di tutti gli stadi del mondo.

Simone Croce

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Marco Berton

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