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Giochi da tavolo semplificati per i ragazzi autistici: la sfida di un game designer

Gabriele Mari, educatore, presenterà al festival modenese Play le sue sperimentazioni con il domino, la tombola e il memory. L’obiettivo è riadattare le attività ludiche per renderle comprensibili e giocabili. “Una delle cose più belle è veder sorridere i ragazzi mentre giochiamo insieme”

ROMA – “Lo proviamo, giochiamo?”. Quando Gabriele si presenta alla porta con una scatola sottobraccio, anche se magari è un pacco di spaghetti o la confezione di un paio di scarpe, Lucia chiede subito di poterla “provare”. Lucia è una ragazza autistica di Ravenna, che frequenta un centro gestito dalla cooperativa La Pieve, dove da anni si sperimentano forme di gioco semplificato nei percorsi educativi con i ragazzi autistici. Lucia è un nome di fantasia, Gabriele invece è Gabriele Mari, educatore e game designer, che da quando si è avvicinato, nel 1998, al mondo della disabilità, ha pensato di intrecciare il lavoro sociale con la sua passione per il gioco da tavolo. Degli esperimenti fatti e dei risultati ottenuti in quasi 20 anni di lavoro, Mari parlerà domenica 3 aprile a Modena, al Festival del gioco Play, in una conferenza dedicata a “Il gioco modificato come strumento educativo: un percorso di gioco strutturato nell’ambito dell’autismo”.

L’attività educativa che sarà presentata alla convention modenese si svolge principalmente in due centri della città di Ravenna, “La Coccinella “ e “Santa Rita”: uno accoglie sei ragazzi minorenni e l’altro altrettanti maggiorenni, tra i quali anche due ragazze, tutti con autismo a medio basso funzionamento.

“Il gioco l’ho usato fin dall’inizio nella mia attività, anche in altri centri. Nel 1998, quando mi hanno chiamato per fare l’obiettore di coscienza, ero commesso in un negozio specializzato in giochi da tavolo”, racconta Gabriele Mari. “Ho incontrato il mondo del sociale e non l’ho più lasciato, ma ho continuato a usare il gioco come strumento di interazione. Quando ho deciso di specializzarmi sull’autismo – prosegue – ho riscontrato che molte metodologie di trattamento proposte dalla scienza comportamentale andavano di pari passo con le regole del game design”.

Molte attività educative proposte nella giornata di un ragazzo autistico hanno infatti una scansione temporale e spaziale precisa, proprio come accade nel gioco da tavolo: è il mio turno, faccio alcune azioni in sequenza, passo il turno. Così, giorno dopo giorno, Mari sperimenta nuove attività ludiche, adattandole per renderle comprensibili e giocabili. “La struttura del gioco aiuta i ragazzi e i giovani adulti con autismo a ragionare senza perdersi nelle proprie stereotipie. Le sessioni sono brevi, si comincia con cinque minuti, ma abbiamo anche ragazzi che riescono a fare più partite, magari per una mezz’oretta, che per i loro tempi di attenzione è un grande risultato”, racconta ancora.

Si scelgono giochi semplici come memory, domino o tombola, e la sfida dell’educatore-game designer è renderli giocabili per un ragazzo autistico. Molti giochi in commercio sono visivamente troppo chiassosi e devono essere semplificati, eliminando quello che rischia di iper-stimolare e quindi distogliere l’attenzione. Così, nei centri “Santa Rita” e “La Coccinella”, educatori e ragazzi creano i loro giochi insieme, partendo da schemi classici, ma ridisegnando e colorando insieme le immagini.

“Abbiamo un set di domino con le pedine composte da facce di animali, disegnate da un ragazzo del nostro centro”, continua Mari. “In questo caso, oltre alle tessere in legno, abbiamo costruito dei binari che si accostano, per formare sul tavolo una specie di serpentone che aiuta a mettere le tessere nella posizione giusta. Abbiamo aggiunto delle freccette che focalizzano l’attenzione sulle immagini più esterne, altrimenti la maggior parte dei ragazzi autistici, posta di fronte al tavolo, avrebbe l’input visivo simultaneo di tutte le tessere e non sarebbe in grado di giocare”. E un “segnaturno” che ci si passa di volta in volta segnala a chi tocca giocare. Poi, con i più grandi e rodati, si può passare al “generatore di storie”, un gioco di narrazione che mescola le immagini della comunicazione aumentativa con le funzioni narrative delle fiabe, individuate dal linguista e antropologo russo Propp, per costruire insieme racconti basati sulle figure rappresentate nelle carte.

“Insieme è una delle parole chiave, perché per i ragazzi autistici l’interazione sociale è una delle cose più difficili”, spiega Mari. Ora, la sfida è esportare le metodologie elaborate, creando manuali e documenti da condividere con educatori, insegnanti e genitori. Il primo passo è stato donare alla biblioteca dei ragazzi di Ravenna alcuni prototipi dei giochi realizzati, e un altro momento importante sarà la presentazione delle attività a Play, la più importante convention di giocatori in Italia, che quest’anno dedica anche altri spazi all’utilizzo sociale e educativo delle attività ludiche.

“Una delle cose più belle è veder sorridere i ragazzi mentre giochiamo insieme, e per alcuni di loro il sorriso è un evento raro. È un segno di comprensione della cornice ludica e di divertimento”, racconta Mari. “Chi lavora con i ragazzi autistici, che proprio nel manifestare le emozioni hanno tante difficoltà, sa quanto possa essere importante un segnale come questo”.

Fonte: redattoresociale.it

(s.c./mjp)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?