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Gli anni del T4 – Le “prove generali” dimenticate dalla storia


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Anche quest’anno il giorno della memoria è arrivato e come gli altri anni i media dedicano parole, parole e parole a riguardo, tralasciando alcuni piccoli e a quanto pare insignificanti dettagli che, a parer mio, sarebbero fondamentali affinché questo giorno della fosse davvero educativo.

A tal proposito, vorrei anche io spendere alcune parole. Sappiamo tutti che cosa sono il nazismo e l’olocausto, ma quanti di noi sanno cosa avvenne esattamente negli anni subito precedenti lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale?

Chi conosce quella parte scura e misconosciuta dell’olocausto, quella che fece da anticamera all’universo del Terzo Reich?

Nei libri di storia si legge che il 30 gennaio 1933, Hitler salì al potere e il 14 luglio dello stesso anno impose una politica di purificazione della razza emanando la famosa Legge sulla Sterilizzazione. Quello che in pochi sanno è che sin dagli anni Venti Hitler teorizzava un progetto di eugenetica, che ebbe poi valenza politica una volta salito al potere.

Le prime vittime di questa barbarie furono le persone disabili, i veri attori delle prove generali prima del “grande spettacolo”. Ostracismo, internamento, sterilizzazione ed eliminazione fisica, furono prima provate su portatori di disabilità fisiche e mentali, per essere poi attuati su larga scala, nei campi di concentramento a sfavore di ebrei, omosessuali, rom, oppositori politici, ecc.

Esiste un numero assai elevato di persone che sono da considerarsi veri e propri parassiti, scorie dell’umanità. Si tratta di una moltitudine di disadattati che può raggiungere il milione, la cui predisposizione ereditaria può essere debellata solo attraverso la loro eliminazione dal processo riproduttivo” – queste le parole di Heinrich Wilheim Kranz, direttore dell’Istituto di Eugenetica dell’Università di Giessen.

Detto in parole povere, vite indegne di essere vissute, secondo i canoni dell’eugenetica: il malato incurabile era portatore di sofferenze personali, ma soprattutto sociali ed economiche e lo stato “doveva” farsi carico di questo flagello. Ecco quindi la legge sulla salute coniugale, che non solo impediva i matrimoni e la procreazione tra persone disabili, ma imponeva la sterilizzazione degli stessi o di persone considerate a rischio, soprattutto le donne.

Inoltre, come in tutte le dittature, non poteva mancare la propaganda destinata a convincere il popolo della “giusta causa” della sterilizzazione ed eutanasia: lavaggi di cervelli diffusi su larga scala a suon di film, mostre, periodici e discorsi pubblici. Una specifica commissione territoriale composta di medici e membri del Partito, vagliava tutte le nascite e ogni bambino sospetto era prelevato dalla famiglia e portato negli istituti, o meglio nei centri specializzati per la cura delle malattie genetiche e psichiche. A questo punto i bambini venivano ricoverati e uccisi con iniezioni letali o semplicemente lasciandoli morire di fame.

Ma perché limitarsi solo ai piccoli, quando è possibile fare fuori anche gli adulti malati?

Ma sterminare ingenti masse di corpi adulti sarebbe stato più complicato e avrebbe destato subito curiosità da parte dei parenti. Nessun problema, camere a gas e inceneritori risolsero il problema. Ecco trovata la soluzione successivamente utilizzata nei campi di concentramento. Il più famoso è il Castello di Hartheim. A vederlo dall’esterno pare un luogo incontaminato, un castello incantato, il sogno di ogni bambino. In realtà era un istituto per bambini psichiatrici, gestito da una congregazione di suore. Con il nazismo le suore furono espulse e i bambini a poco a poco eliminati. Poi fu la volta degli adulti.

Successivamente, il castello divenne uno istituto di ricerca dove un gruppo di medici si dedicava ai più ignobili esperimenti sul corpo dei deportati…vivi. Esperimenti che si concludevano inesorabilmente con la morte dei soggetti.

Raccontato tutto questo, viene da pensare: qual è l’utilità del giorno della memoria? A cosa serve memorizzare, ricordare un passato che in realtà è ancora così presente? Ascoltiamo TG, sfogliamo giornali, leggiamo libri, siamo inondati ogni giorno di informazioni ci raccontano tutte le atrocità e le inciviltà subite dagli essere umani da parte di altri esseri umani, eppure nulla cambia, nulla è mai cambiato nella storia.

Mi viene da pensare, la nostra specie è davvero in grado di imparare dai propri errori o da quelli degli altri?

Siamo davvero in grado di redimerci e capire cosa sia il rispetto e l’amore dell’altro?

Oppure siamo destinati a soccombere al volere dei soldi, del potere e dell’egoismo fino alla fine dei nostri giorni?

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Vittoria Trussoni

Vittoria Trussoni

Mi chiamo Vittoria, sono nata nel 1985 e se mi chiedete qual è il mio mestiere la risposta è…non lo so.

C’è chi dice una “comunicatrice”, chi una pseudo reporter in erba, chi un’educatrice mancata e chi una mantenuta. Insomma potrei essere tutto o niente, ma tento di fare quello che mi piace, senza troppe pretese dato che non sono specializzata in nulla.

Sono laureata in Lettere ma, al di là di una discreta cultura (che anche lì è da provare), non ho sfruttato al meglio la mia triennale letteraria, preferendo buttarmi nel mondo del sociale. E’ quasi tre anni che collaboro con l’Associazione e grazie alle splendide persone che la popolano e alla educativa esperienza del servizio civile volontario, ho scoperto cosa mi piacerebbe fare nella vita – al di là della fattora eh, ma quella è un’altra storia.

Adoro stare in mezzo alle persone, dedicare il mio tempo agli altri, conoscere, informarmi, curiosare in giro. Fare polemica, ridere, scherzare e soprattutto parlare parlare parlare. Sono un’inguaribile logorroica.

Sono cresciuta senza riconoscere la mia forza, con la perenne paura di sbagliare e di disattendere le aspettative delle persone che mi stavano vicino. Con il tempo ho imparato a cercare la fiducia in me e non negli occhi degli altri. Descritta così sembro perfetta!

In realtà sono permalosa, cocciuta, distratta, casinista e non molto ben disposta ad ascoltare le critiche, soprattutto se penso di avere ragione (sono un ariete, ho detto tutto!) ma sono entusiasta della vita, non amo la negatività delle lamentele.

Ecco, ho scritto già troppo!

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