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Grazie, Nuto

Dieci anni fa, il 5 febbraio 2004, Nuto Revelli si spegneva a Cuneo, la città in cui era nato nel 1919. La voce del mondo dei vinti e degli sconfitti, dei senza storia: dai soldati mandati dal fascismo a morire sul Don ai contadini poveri delle vallate cuneesi scarnificate dalla guerra, dalla fame, dall’emigrazione.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, ritornato in Italia dalla tragica Campagna di Russia (1941 – 1945) nella quale aveva assistito alla carneficina di migliaia di uomini, ferito nel corpo e soprattutto nell’animo, non ebbe alcun dubbio su cosa dovesse fare: salì in montagna e cominciò la Resistenza contro il nazifascismo, fucile in una mano e taccuino nell’altra per raccontare, perché l’orrore non rimanesse impresso solo negli occhi dei presenti, perché il sacrificio di migliaia di vite umane non rimanesse vano.

Di lui ci resta, oggi, oltre ad alcune impareggiabili opere letterarie edite da Einaudi, il ricordo di un uomo sempre pronto a farsi voce e memoria dei dimenticati e degli esclusi nell’Italia del dopoguerra, di uno sguardo severo e disincantato sull’Italia e sulle sue trasformazioni, ma pieno d’amore e di rispetto per i veri protagonisti della storia, dimenticati dalle rappresentazioni del potere: la truppa mandata al macello nelle guerre fasciste, i partigiani che combatterono per liberare l’Italia, i popoli della montagna impoverita e spopolata, vinti dalla scomparsa epocale di un mondo e della sua cultura tradizionale.

Una vita intera spesa a combattere l’ignoranza, male atavico e profondo, capace di generare i peggiori disastri, come insegna la lezione dell’Italia fascista.

Volevo che i giovani sapessero, capissero, aprissero gli occhi. Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell’ignoranza, come eravamo cresciuti noi. Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta…  (Nuto Revelli – Discorso durante la Laurea Honoris Causa, 1999)

 

……………dieci anni fa, il 5 febbraio 2004, Nuto Revelli si spegneva a Cuneo, la città in cui era nato nel 1919. Bisognerebbe ricordarlo tutti i giorni, un uomo così e i suoi vinti, i suoi sconfitti, di certo lo fanno.

Ma oggi, la voce dei senza storia si fa più forte.

Dieci anni senza un uomo che li ha fatti diventare storia.

Ciao Nuto. E grazie!

Giada Morandi

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Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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