Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Carmen “Nemrac” Riccato

“Là fuori è pieno di persone sole, con la paura di fare il primo passo”

Di nuovo qui, oggi mi occorre fare una premessa. Non ho mai saltato tre settimane da quando è nata la mia rubrica perciò mi scuso per la  mancanza un po’ forzata dal mio stato interiore e dalle implicazioni date dal mio lavoro. Del mio stato interiore mi sento quasi in dovere di rendervi partecipi poiché, oltre al bisogno di condivisione pura e semplice, mi aiuta ad aprire alla visione di cui leggerete oggi.

Vivo sempre più quotidianamente un senso di impotenza riguardo quello di cui le cronache migratorie ci rendono testimoni (la chiusura del CARA di Castelnuovo, la Sea Watch 3, la disobbedienza civile dei sindaci del Sud); aggiungeteci pure quello che volete, questo mi ha fatto mancare lo spirito giusto per le visioni che condivido qui. Fino a ieri, quando ho preso coraggio e, come invita a fare il protagonista di Green Book (il nostro film di oggi), ho nascosto nella tasca della giacca la mia solitudine e ho fatto un nuovo primo passo: ho affrontato a viso aperto un film dal registro comico per un tema che, anche se raccontato negli anni Sessanta, oggi è quanto mai attuale.

“Doc” Don Sherley, pianista di successo, il primo nero ad essere stato ammesso al Conservatorio di Leningrado, stimato dalla più alta elite americana del tempo, deve partire per una tournée nel profondo Sud (da New York all’Alabama) per una serie di concerti. Non può pensare di partire solo con gli altri componenti del suo trio, andando incontro ai contesti in cui la segregazione vive il suo apice man mano che si scende Sud. Per questo assume Tony Vallelonga come autista e collaboratore: con poca esperienza da autista, noto per il suo fare da picchiatore, in sospeso con il suo lavoro da buttafuori per ristrutturazione del locale in cui lavora, Tony  detto “Tip” per la sua fama di oratore di “cazzate” nell’arte della persuasione, è padre di famiglia, italiano nelle origini con suoi i modi profondamente empatici ed esuberanti che colorano la sua parlata e la sua dizione, certamente anni luce da ciò che la sua nuova mansione richiede. Celebre in famiglia per il suo insaziabile appetito, sempre alla ricerca di una stabilità economica, accetta nonostante il suo malcelato razzismo con il benestare dell’amata moglie Dolores, che chiederà al marito di scriverle delle lettere, unico onere per temperare le implicazioni della distanza.

Da parte sua, anche Sherley partirà con un set di valigie degne di un principe e talmente tante  ragioni per cui essere etichettato diverso che il colore della pelle ne definisce unicamente le apparenze. Insieme scopriranno i reciproci pregiudizi, li scardineranno contaminando giorno dopo giorno le loro vite e i contesti di cui si troveranno ad essere gli intrattenitori d’onore. Don scoprirà un mondo che le sue radici dovrebbero dargli come bagaglio puro ma che, invece, si rivela simulacro del colore della pelle e risultato della cultura che lo ha formato. Tony scoprirà il suo razzismo essere figlio della semplificazione della complessità e della sua ignoranza, nell’accezione letterale del termine.

Partiranno per otto settimane di musica e chilometri sulle carte geografiche, soste nei luoghi dove la segregazione è una parentesi culturale appuntata nel Libro verde del titolo, con l’inclusione possibile nella testa del Presidente Kennedy e il sogno di Martin Luther King ancora da compiersi. Peter Farrelly mette in scena questa storia d’amicizia ed educazione al rispetto e alla tolleranza senza mai cadere nella retorica vuota: facendo della pragmaticità di Tony e della solitudine di Don gli strumenti per costruire la lente d’ingrandimento per smantellare gli stereotipi.

Per farlo sceglie un registro leggero, con dei dialoghi efficacissimi che colgono ad ogni passo di questo viaggio le sfumature della reciproca umana evoluzione dei protagonisti. Questo film, ispirato ad un viaggio vero, è solo il primo capitolo di una storia d’amicizia che solo la morte ha spezzato.

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