Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Da alcuni giorni a questa parte, la polemica che lega Beppe Grillo e il tema autismo rimbalza su tutti i social e su tutti i media.

La parte del discorso al centro delle polemiche è la seguente:

Chi siamo? Siamo pieni di malattie nevrotiche, siamo pieni di autistici, l’autismo è la malattia del secolo. L’autismo non lo riconosci, per esempio è la sindrome di Aspenghen, c’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. Che è quella sindrome di quelli che parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano un cazzo con quello che sta dicendo, c”hanno quel tono sempre uguale. C’è pieno di psicopatici…

Stando a quanto affermato successivamente alle polemiche che l’hanno coinvolto, le finalità di questa parte del discorso di Grillo, tenuto a un raduno di simpatizzanti del movimento da lui fondato, erano solo “satiriche”.

Grillo però ha fatto, nella sua satira, alcuni errori importanti, e da più parti questi errori sono stati delineati e portati alla sua stessa attenzione.

La sua esternazione ha scatenato infatti reazioni accesissime: in primis da parte delle associazioni di genitori, da parte delle persone con autismo e con Sindrome di Asperger e a seguire, da parte di qualsiasi persona che conosca il mondo dell’autismo o che anche solo abbia un briciolo di buon senso per capire che, in generale, l’abilismo non è mai la strada giusta da percorrere a livello comunicativo.

Lo spettro autistico e la sindrome di Asperger NON SONO psicopatie né psicopatologie, e non sono una malattia: sono condizioni.

Il che implica che l’autismo, ad alto o basso funzionamento che sia, non porti necessariamente “dolore” patologico, né tantomeno le compromissioni descritte da Grillo nel suo discorso.

Sia chiaro, niente di troppo idilliaco: si parla di persone che, in qualche modo, a qualche punto della loro vita, in maniera variabilmente diversa da caso a caso, hanno trovato difficile capire il mondo e/o essere capiti: ma decenni di studi, teorie, pratiche educative e psicologiche, e di dialogo e scambio tra menti neurodivergenti e neurotipiche, hanno creato nuovi modi di conoscere e riconoscere la mente autistica, apprezzarla, e lavorare su una società inclusiva verso qualsiasi delle “divergenze” presenti nelle persone dello spettro autistico, divergenze presenti nel proprio modo di percepire la realtà e il mondo esterno, le relazioni, il proprio corpo; nell’elaborare le regole sociali a cui noi “neurotipici” siamo -forse fin troppo- abituati.

Le persone con autismo sono inoltre talmente diverse le une dalle altre che farne di loro tutto un fascio, riducendoli a una banale metafora per descrivere satiricamente alcuni comportamenti, risulta non solo di dubbio gusto, ma anche e soprattutto sorprendentemente inaccurato.

Nonché abilista.

L’abilismo è la discriminazione e deumanizzazione delle persone con disabilità sulla base di un concetto di “abilità” – e disabilità di conseguenza- socialmente costruito e imposto; è la dinamica per cui alcune persone sono tenute fuori dai luoghi sociali, dai riti sociali, dalle dinamiche interpersonali e relazionali, dalle attività ludico-ricreative, dalle rappresentazioni mediatiche, in quanto disabili.

È la concezione per cui essere diversi legittima le prese di distanza dei e dai “normodotati”; implica la deumanizzazione, il permesso quindi -che Grillo si è dato con arroganza- di considerare queste “diversità” come così lontane e automaticamente negative da poterne fare una battuta, una metafora, una semplificazione, per sminuire e attaccare qualcun’altro.

La comunicazione non deve passare per la deumanizzazione delle persone per essere efficace, soprattutto se si è forti del contenuto del messaggio al di là di come lo si esprime.

A prescindere dalle posizioni e opinioni politiche, dalla propria personale concezione di satira, a prescindere anche dalla personale conoscenza che si può avere dell’autismo e di qualsiasi altra condizione di disabilità mentale e non, l’abilismo non è accettabile, soprattutto come forma di comunicazione pubblica.

Ci si augura comunque che quest’episodio mediatico aggiunga e diffonda socialmente ulteriori consapevolezze sugli autismi, e in generale sulla comunicazione legata alla disabilità.

 

A cura di Alessia Gramai

Categories: News

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