News

I cani entrano in Terapia intensiva E i malati stanno meglio

All’ospedale Careggi di Firenze è stato avviato il primo progetto italiano di pet therapy in rianimazione. I pazienti sono meno ansiosi e guariscono più in fretta

Nel cuore dell’ospedale Careggi, a Firenze, si trova il padiglione G. Percorrendo una rampa di scale, si sale al primo piano dove, sopra al Pronto soccorso e accanto alle sale operatorie, si trova il reparto di Cure intensive del trauma. È qui che, dall’inizio del 2016, si svolge il primo progetto italiano di pet therapy in rianimazione, con l’obiettivo di aiutare i malati a guarire più in fretta.

È un martedì mattina e l’orologio appeso alla parete segna le 11. In reparto arrivano sei cani (si chiamano Zeus, Orsa, Nuvola, Guido, Mariolino, Caos), razza Labrador o Golden retriever, della Scuola nazionale cani guida per ciechi della Regione Toscana, ciascuno accompagnato da un conduttore specializzato. La “comitiva” attraversa la sala d’attesa, destando lo stupore di familiari e amici dei ricoverati, alcuni in lacrime. Dopo un’accurata disinfezione delle zampe, prevista dallo scrupoloso protocollo igienico-sanitario della struttura, la porta bianca con l’oblò della rianimazione si apre e gli animali entrano, formando una fila silenziosa e ordinata.

Odissea sulla terra

Sembra di essere in Odissea nello spazio di Kubrick. Ma questa è l’odissea sulla terra. C’è un ventenne che si è scontrato con l’auto contro un albero ed è in coma da settimane, un operaio sopravvissuto a un incidente sul lavoro che tiene gli occhi aperti a vuoto, una donna colpita da un ictus, attaccata a un macchinario per respirare. Tutti appesi a fili, tubi, cateteri. Medici e infermieri si affaccendano in un susseguirsi di visite, misurazioni, prelievi, terapie, mentre in sottofondo rumori meccanici scandiscono il tempo, inframmezzati da suoni di allarme. «Al momento sono una decina i pazienti che possono partecipare al progetto – spiega la responsabile del reparto Manuela Bonizzoli che, insieme con Laura Tadini Buoninsegni, ha avviato l’iniziativa -. Si tratta dei meno gravi, di quelli coscienti».

Carezze, coccole e giochi

Durante la seduta, che dura circa 45 minuti, il cane si avvicina al capezzale dei malati, che possono accarezzarlo e spazzolarlo, stimolando così la mobilità delle mani. Chi se la sente può anche giocare con l’animale, approfittando per fare qualche semplice esercizio fisioterapico. «Non esistono attività prestabilite – specifica Bonizzoli -, le azioni vengono attentamente calibrate sulle esigenze del singolo paziente». Al termine della seduta, tutto viene annotato sulla cartella clinica. «In questi mesi abbiamo notato che il contatto con animali addestrati e accompagnati è in grado di ridurre l’ansia del ricovero e di agevolare lo svezzamento dalla ventilazione meccanica – sostiene la responsabile -. Per questo l’idea, nel prossimo futuro, è quella di estendere il progetto anche ai pazienti più gravi, in stato di incoscienza».

Fonte: corriere.it

(s.c./s.f.)

Post precedente

Salute: arriva l’App che ti salva la vita

Prossimo post

un cielo per tutti

The Author

Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?