Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Niccolò Ghirardi

Sono una persona con disabilità motoria appassionata di cucina. Al momento questa mia passione si traduce nell’essere un attento osservatore e selezionatore di ricette. Non appena abbandonerò la casa paterna, e scelti con cura attraverso l’aiuto di esperti gli ausili opportuni al raggiungimento di questo scopo, ho tra i miei obiettivi l’imparare a cucinare. Conoscere un luogo fisico vuol dire infatti frequentarlo quotidianamente, anche per mezzo di strumenti differenti dalle proprie gambe. Qualora cucinassi lo farei per mezzo di una sedia a rotelle verticalizzabile che mi consentirebbe di fare un libero uso delle mani. In sociologia le ricette culinarie vengono trattate come l’esempio per eccellenza di definizione operativa. Tale strumento è fondamentale nella metodologia delle scienze sociali per fornire rigore scientifico alle modalità di lavoro di chi si propone di studiare l’evoluzione della realtà sociale. L’arte culinaria si realizza attraverso l’espletamento di una serie di operazioni concatenate mediante una rigida successione. Per questa ragione i testi che governano l’attività lavorativa dei cuochi sono interessanti documenti da analizzare.

L’insieme di queste considerazioni e il mio personale convincimento, secondo il quale sarà utile approfondire sia in termini teorici che pratici tutte le tematiche inerenti alla didattica laboratoriale, fa sì che io proponga qui, anche per non allontanarmi da uno dei miei principali fuochi di interesse professionale che è la disabilità, di analizzare la progettazione, la strutturazione e la realizzazione di laboratori culinari per bimbi con disabilità visiva. Scelgo in specifico di occuparmi di disabilità sensoriale perché è quella che più di ogni altra chiama in causa la necessità di allestire situazioni sperimentali di stampo ludico e ricreativo per permettere l’acquisizione di abilità inerenti la vita quotidiana.

L’età più adatta per fornire stimoli di questo tipo è quella della scuola primaria. Questo fatto è ancora più vero quando, per ragioni esplicitamente riferite alla propria disabilità, è necessario familiarizzare con determinati ambienti fisici attraverso le mediazioni offerte da organi differenti dagli occhi, che in condizioni ordinarie sono invece il primo contatto con tutto ciò che è esterno rispetto alla nostra persona. Nulla è più divertente di giocare con le pentole in un contesto spaziale che per un bambino con disabilità visiva rappresenta un vero e proprio mistero da svelare. L’arte culinaria deve essere infatti considerata, attraverso un vocabolario ricavato dall’interazionismo simbolico, un’azione che presuppone la trasformazione della materia situata in un ambiente appositamente attrezzato che si chiama cucina. Dalle cucine si originano profumi, odori e rumori che diventano gli elementi fondamentali del processo che fa “ nascere “ in termini letterali il cibo per come lo conoscono le culture di tutto il mondo.

Ogni ambiente domestico o professionale, quando veniamo in esso introdotti per la prima volta, ci viene presentato da chi lo vive nella sua quotidianità facendone uso. Questo approccio ovviamente vale anche per la cucina, luogo con cui si entra in contatto tramite una variegata strumentazione specifica. Ogni attività che presuppone l’acquisizione di nuove competenze relative all’uso di arnesi non noti deve essere compiuta con gradualità e dobbiamo essere condotti in questo percorso da soggetti dotati espressamente di una formazione. Il locale dove si cucina è infatti intriso di numerose potenzialità ma anche di rilevanti pericoli. E’ significativo imparare a concepire gli elementi che caratterizzano un luogo fisico come raggruppabili seguendo un metodo proposto dalla ‘Grammatica Filosofica’ all’interno di un’area di famiglia. Questo è il metodo che insieme ad altri ci porta a denominare alimenti le cose con cui agiamo all’interno delle nostre cucine.

Questa procedura porta anche i bimbi con una menomazione sensoriale di tipo visivo ad essere stimolati ad avventurarsi nella conoscenza delle fasi che trasformano una ricetta in piatto e che è gradevole consumare nella convivialità perché magari quasi per divertimento si è stati coinvolti in prima persona nella sua preparazione. L’attività di apprendimento dei misteri del mondo alimentare consiste per un bimbo non vedente nell’appurare che la consistenza del cibo non è una caratteristica univoca delle pietanze, ma è una proprietà che si abbina alla singolarità degli ingredienti che, uniti tra loro, perché lavorati, compongono le preparazioni. Gli alimenti possono avere differenti usi che è opportuno conoscere perché questo fatto consente un loro impiego in una molteplicità di ricette . Le attività descritte attribuiscono al cibo un valore pedagogico e di socializzazione all’interno di piccoli gruppi che si vengono a creare intorno a quello che per l’uomo moderno è un vero e proprio patrimonio culturale.

Ovviamente i bimbi, e più in generale le persone con disabilità visiva, impareranno a cucinare attraverso una modalità che presuppone l’essere addestrati a toccare, annusare ed assaggiare per ottenere in queste operazioni, che permeano la quotidianità e preludono al soddisfacimento del bisogno primario del nutrimento, speciali abilità. Un laboratorio sulla cucina e di cucina avrà dunque peculiari obbiettivi e proporrà di raggiungerli affrontando una serie di temi scelti e trattati con una metodologia studiata a tavolino e adattata quando serve ai singoli partecipanti. Quelli di cucina per bimbi con menomazioni oculari hanno delle cadenze temporali prestabilite. Le attività di aggregazione si svolgono di norma all’interno di quello che viene definito ‘anno sociale’ che copre i mesi da settembre a giugno per due serate della settimana lavorativa, progettando incontri di un paio d’ore che hanno ad oggetto specifici argomenti racchiusi in quelle che in pedagogia si chiamano ‘unità di apprendimento’.

“Parlare” ai bimbi con disabilità visiva di cibo, attività culinaria e cucina significa presentare gli utensili necessari a questa attività caratterizzandoli funzionalmente. Un bravo cuoco è quello che dopo aver cucinato sa anche riporre con una specifica cura gli utensili di cui fa uso. Avvicinarsi in modo completo al cibo significa comprendere che esso si origina dalla mescolanza di più ingredienti all’interno di più impasti. È importante analizzare a fondo l’arte culinaria scomponendo le azioni che le attribuiscono l’identità di vero e proprio processo cognitivo e operativo. Questo vuol dire ad esempio saper usare il coltello per sbucciare e tagliare. È importante comprendere che in cucina si fa uso di pianali e stoviglie con caratteristiche peculiari che è opportuno illustrare didatticamente in modo ancorché sommario. Lo stare a tavola presuppone il possesso di alcuni codici comportamentali. Non è così scontato saper versare in appositi recipienti bevande calde o fredde. E’ allora necessario che alcune unità di apprendimento siano espressamente dedicate all’argomento. La gestione pratica dell’ambiente cucina implica l’osservanza di regole di igiene e sicurezza che è bene fare proprie fin da piccoli soprattutto se l’uso degli occhi è totalmente inibito.

In questo scritto ho provato a rendere affascinante il mondo dell’alimentazione anche per chi dovrà avvicinarsi ad esso per mezzo di strade non convenzionali, ma ugualmente e forse più intriganti ancora. Spero di coinvolgere un corposo numero di lettori in un’avventura che credo personalmente essere mozzafiato.

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