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Ibm sperimenta un’app per aiutare i disabili a trovare lavoro

Il progetto è stato avviato negli Stati Uniti dove appena il 20 per cento dei portatori d’handicap, lo scorso marzo, aveva un’occupazione. L’obiettivo è fare incontrare aziende e lavoratori in modo semplice

Ibm ha appena iniziato a lavorare a un’app che potrebbe aiutare le aziende statunitensi a creare posti di lavoro per i dipendenti con disabilità. O comunque a individuare i lavoratori più dotati e più in linea con le proprie esigenze. Un’applicazione simile sarebbe molto utile. Secondo lo Us Bureau of Labor Statistics, agenzia interna al dipartimento del lavoro statunitense, lo scorso marzo solo il 20,4 per cento delle persone con disabilità aveva un’occupazione, rispetto al 68,7 per cento delle persone senza disabilità.

La Mobile Workplace Accommodation Case Management App, questo il nome, mira, di fatto, a semplificare il processo di collocamento. Innanzitutto potrà essere usata da chiunque: da chi cerca lavoro e da chi invece ha necessità di trovare dei lavoratori. Un dipendente potrà utilizzare i moduli messi a disposizione sull’App per inviare una candidatura per una specifica posizione. Allo stesso modo, il personale addetto al collocamento potrà gestire la ricerca di un lavoratore in base alle proprie esigenze. L’app inoltre sfrutterà le informazioni tecniche e gli strumenti della rete Job Accommodation Network (Jan), importante fonte gratuita di indicazioni e consigli di esperti su posizioni disponibili e su problemi relativi all’occupazione delle persone disabili, gestita dal Cdi(Center for Disability Inclusion) della West Virginia University. “Grazie a queste informazioni, i datori di lavoro cercheranno più facilmente e con maggior frequenza i dipendenti portatori di handicap – afferma Dj Hendricks, direttore del Cdi – E l’app fornirà loro la tecnologia e gli strumenti necessari per assumere e fidelizzare in modo efficace questa forza lavoro”.

Ruoyi Zhou, direttore di Ibm Accessibility Research, ne è certo: “Con le nuove tecnologie, come quelle cognitive, il riconoscimento vocale, i servizi basati sulla geolocalizzazione e tanto altro, le aziende oggi hanno più opportunità di fornire servizi di collocamento completi ed efficaci per consentire ai dipendenti con disabilità di raggiungere il loro pieno potenziale”.

Fonte: repubblica.it

(s.c./l.v.)

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Simone Croce

Simone Croce

Mi chiamo Simone, sono nato nel 1990 e mi definiscono il cuore sportivo del gruppo: non c’è disciplina sportiva – olimpica e paralimpica – di cui non abbia notizia in merito a punteggi, giocatori, livelli in classifica.

Nell’ultimo anno, mi sono lanciato in una nuova avventura di speaker radiofonico e conduttore di video interviste scoprendo un lato di me ironico e socievole.

Sulla redazione di articoli ancora ci sto lavorando… non a caso il mio soprannome è quello di “uomo sintesi”….. ce la farò (e ce la faranno i miei colleghi Volonwrite!) a cavarmi più di due righe?