La Salute in Comune - 2016

Il camouflage per ricominciare a vivere dopo una grande ustione

La serata del 6 luglio ha trattato il tema delle grandi ustioni, lesioni traumatiche che purtroppo una fascia numericamente importante della popolazione.

Sul palco, hanno preso la parola più professionisti che operano in sostegno dei grandi ustionati, accompagnandoli nella cura (ad esempio tramite la chirurgia plastica e la fisioterapia) e nel successivo step di riappropriazione della propria immagine corporea, utilizzando la tecnica del camouflage per tornare a piacersi.

In Italia ci sono 15 reparti attrezzati e in Piemonte il Centro Grandi Ustionati registra circa un centinaio di ricoveri all’anno.

Il dottor Stella, primario e chirurgo plastico del Centro Grandi Ustionati di Torino, ha spiegato l’iter che deve seguire il paziente che si rivolge al Centro: innanzitutto bisogna cercare di stabilizzarlo, curando le alterazioni dei suoi organi e apparati; successivamente occorre “rimettere la pelle” ove c’è la lesione, effettuando i trapianti anche grazie ai donatori. I pazienti vengono sottoposti a cure intensive e a cure chirurgiche, con un periodo di riabilitazione di circa 2 anni e possono contare sull’intervento di uno staff multidisciplinare (chirurghi plastici, cardiologi, anestesisti, fisioterapisti, nefrologi…).

Daniela Arena e Silvia Magi, fisioterapiste, sono alcune delle professioniste che si occupano dell’importante step della riabilitazione. Esse entrano in contatto con il paziente fin dal primo momento studiando delle posizioni corporee che salvaguardino le articolazioni degli ustionati per poter successivamente curarne il movimento e il recupero della forza.

Sebbene la chirurgia sia fondamentale per ricostruire il mantello cutaneo, dopo l’ustione resta il problema della cicatrice, che quasi sempre diventa motivo di non accettazione del nuovo corpo e porta il paziente a perdere la voglia di vivere, di mostrarsi.

Il Progetto Ben-Essere, realizzato dall’Associazione Verba in partnership con il Servizio Passepartout del Comune di Torino, è stato presentato da Antonella Lanzoni: esso mira a restituire l’autostima e l’amore verso di sé a chi ha subito gravi ustioni. L’idea è nata 20 anni fa e con essa il make up è divenuto terapeutico: la tecnica specifica d’azione con le persone gravemente ustionate si chiamaCamouflage.

E’, quest’ultino, un trucco particolare che usa prodotti specifici di farmacia o di negozi specializzati: questi hanno uno schermo protettivo che garantisce una protezione solare, hanno una tenuta lunghissima fino a 18 ore, sono resistenti all’acqua, ipoallergenici e hanno un ottimo fissaggio. Sono garanzie che cambiano la vita.

Il Camouflage permette di cammuffare le discromie cutanee, i rossori della pelle, ingannando la mente (positivamente).

L’obiettivo principale del Progetto Ben-Essere è quello di rendere il paziente autonomo nell’apprendere come truccarsi; si tratta di una formazione terapeutica. Il CTO – ha spiegato Silvia Magi – è il primo ospedale in Italia a garantire questo servizio completamente gratuito ai pazienti: il sogno sarebbe ampliare il Progetto a tutti gli ospedali d’Italia.

Occorre un’attenta formazione per far bene questo lavoro: è importante l’empatia con il paziente, la sensibilità, il saper trattare le lesioni cutanee.

Maria Cannone e Sara Foggetti, volontarie del Progetto Ben-Essere, hanno raccontato la loro esperienza: è possibile migliorare qualsiasi tipo di cicatrice, uniformando il colore e permettendo al paziente di ricordarsi come era prima dell’incidente. La voglia di veder sorridere queste persone è il motore che spinge a questo lavoro.

Un’ultima – ma non meno importante – testimonianza è stata quella di Angelica Garcia del GAU – Gruppo Assistenza Ustionati, volontaria in questa associazione senza fini di lucro fondata nel 1999 da persone ustionate. Lo scopo del GAU è quello di fare tesoro dell’esperienza di chi ne fa parte, dando conforto e aiuto ad altri ustionati.

Dal 2005 il GAU con il contributo della Regione Piemonte fornisce gratuitamente ai pazienti ustionati i presidi medici necessari per continuare le cure. E ricominciare a vivere.

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Claudia Cespites

Claudia Cespites

Ci sono persone che da subito nascono con la vocazione per il mondo del sociale: sognano di diventare educatori, assistenti sociali, insegnanti.
E poi ci sono persone che nel colorato panorama del sociale ci "inciampano" per caso, come è successo a me. A differenza di tanti miei colleghi dell'associazione io provengo da un mondo completamente differente, con studi in comunicazione e marketing e con un contratto di lavoro come addetta ufficio presso un supermercato alimentare: ero abituata a confrontarmi con numeri e dati, più che con le persone.
Ma a volte, per fortuna, la vita ti riserva percorsi di crescita personale e professionale imprevedibili, che cambiano completamente il tuo modo di pensare e la prospettiva con cui ti rapporti a ciò che ti circonda.
Da quando, due anni fa, ho risposto a quell'annuncio di stage in comunicazione sociale presso l'Associazione Volonwrite, la mia vita è cambiata.
Ad oggi mi chiedo come sarebbero stati i miei giorni senza questa realtà: sicuramente più grigi, più "soli" e più superficiali...
A Volonwrite devo tantissimo: per me si tratta di una seconda famiglia, più che di un'associazione...e si sa, la famiglia non si abbandona mai!