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Il Centro Antiviolenza di Torino


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1Mercoledì 3 luglio – La serata ha trattato il delicato e purtroppo attuale tema della violenza contro le donne e del femminicidio.

All’interno di questa tragica cornice, il funzionario comunale Laura Marzin ha presentato il Centro Antiviolenza di Torino, sito in Via Bruino 4, attivo da circa nove mesi.

Il numero verde, lo ricordiamo, è il 1522 ed è attivo dal 2006 quale strumento tecnico operativo di supporto alla Rete Nazionale Antiviolenza, con lo scopo di creare un’ampia azione di sistema per l’emersione e il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne.

Il numero è attivo 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa sia mobile, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo, russo e arabo. Le operatrici telefoniche forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati attivi a livello locale.

Riportiamo a seguire l’intervista della dott.ssa Laura Marzin, il cui ruolo rivestito è incentrato sull’accoglienza delle donne che hanno subito maltrattamenti.

 

Laura, ci racconti di cosa si occupa il Centro Antiviolenza del Comune di Torino?

Il Centro in questione è un luogo in cui ci si occupa innanzitutto della gestione del numero verde 1522, quindi vi è la ricezione delle telefonate e, a seguito delle richieste d’aiuto formulate, vengono fissati gli appuntamenti per i colloqui individuali, volti ad ascoltare la personale storia di ogni donna. Ognuna delle donne che si rivolge a noi ha bisogno di una consulenza specifica: psicologica, legale. In alcuni casi si richiede che le stesse vengano allontanate dalla casa in cui subiscono il maltrattamento. Questo fenomeno riguarda soprattutto le madri che vivono con i propri figli; spesso infatti sono i bambini stessi che spingono le mamme ad allontanarsi dal maltrattante perché a loro volta i bambini subiscono violenza assistita. 

In questo momento stiamo anche lavorando ad un nuovo progetto, attraverso un protocollo con l’autorità giudiziaria minorile, il tribunale e le forze dell’ordine, affinché non siano le mamme con i loro figli a dover lasciare la casa, ma sia il maltrattante ad essere allontanato!

Noi offriamo aiuto al maltrattante, sia in termini di accoglienza che in termini di sostegno psicologico per aiutarlo a superare questi comportamenti violenti. Si tratta di un progetto che non è ancora partito e che sicuramente avrà una fase sperimentale, ma in cui crediamo molto. Ci crediamo perché siamo convinti che i bambini costretti a lasciare la propria dimora, a cambiare scuola, subiscano una realtà troppo ardua: non solo devono convivere con i ricordi di una violenza assistita, ma vengono anche sradicati dalla propria vita quotidiana.

 

Qual è il target di donne che si rivolge al vostro Centro Antiviolenza? 

La violenza contro le donne è un fenomeno trasversale: vi sono sia donne italiane che donne straniere, le quali ovviamente affrontano maggiori difficoltà sia nell’ emanciparsi sia nel prendere consapevolezza che il maltrattamento che hanno subito per anni è una forma di violenza a tutti gli effetti,  e non un modo normale per vivere una vita di coppia. Queste persone sono fragili, perché spesso non hanno qui in Italia una rete familiare, parentale, non lavorano, hanno problemi di lingua, e il fatto di appartenere ad una cultura dove la violenza sulle donne è un fatto “ordinario” rende più difficile prendere la decisione di affrontare questa situazione e denunciare. Noi cerchiamo comunque di aiutarle, anche con l’intervento di mediatori culturali, per fare loro capire i loro bisogni. 

L’età delle donne che si rivolgono al nostro Centro per chiedere aiuto va dai 25 ai 45 anni, ma abbiamo anche seguito casi di donne mature, oltre i 60 anni, che una volta sistemati i figli hanno deciso di andarsene di casa. 

 

Esistono dei centri di “recupero” a cui possono rivolgersi gli uomini maltrattanti per curare il proprio modo di comportarsi con violenza? 

Sì, vi sono delle associazioni apposite come il Centro degli Uomini, il Gruppo Abele, che agiscono sul nostro territorio e che si occupano di veri a propri percorsi di riabilitazione per gli uomini maltrattanti, offrendo sia un supporto individuale sia incoraggiando gruppi di auto mutuo aiuto. 

 

Ricordiamo ancora una volta le coordinate del Centro Antiviolenza della Città:

Sportello informativo

Via Bruino n. 4

Tel. 011.443.15.63

Email: centroantivolenza@comune.torino.it

Numero verde nazionale: 1522 

 

La violenza non va mai tollerata o giustificata, ma denunciata.

 

Per Associazione Volonwrite

Claudia Cespites

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The Author

Giada Morandi

Giada Morandi

Ho inseguito tutti perchè si descrivessero, adesso però non ho più scuse… tocca a me!

Che dire?

Psicologa per passione, letteralmente inciampata nel mondo della comunicazione sociale nel 2007, grazie ad una borsa lavoro per persone con disabilità fisico-motoria presso il Servizio Passepartout del Comune di Torino.

In carrozzina da sempre (o quasi, ma mi sembra che la mia vita sia cominciata da lì!) oggi mi occupo di alcune attività legate al Progetto Prisma del Comune di Torino e della gestione di questo pazzo, colorato, vivace, allegro gruppo di ragazzi di Volonwrite.

….ma la prossima volta che ci viene in mente di aprire una sezione chi siamo sul sito, andiamo a berci un caffè?

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