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Comunicazione Sociale sulla Disabilità

Ti bastano due note, ma devi essere convinto. Ci devi credere.

Così Ezio Bosso, citando Beethoven, si presenta al suo pubblico.

Il Compositore, tra i più famosi del nostro tempo, il Mozart italiano a servizio dei giovani musicisti torinesi per tre fantastici ed emozionanti giorni.

È accaduto questo fine settimana a Torino, dal 31 gennaio al 3 febbraio all’interno del magico Palazzo Barolo in occasione dell’evento “Studio aperto e condiviso con Ezio Bosso”. Ad accoglierci uno dei più bei saloni d’Europa, in un Palazzo con una grande eredità culturale e storia di innovazione sociale, che prosegue ancora oggi. E un magnifico e imponente pianoforte, il Gran coda Blüthner.

Il Maestro Ezio ha messo a disposizione dei ragazzi la sua grande esperienza, concedendo loro possibilità di interagire insieme, con confronti diretti e individuali.

Durante i tre giorni si è potuto partecipare portando un brano da approfondire o anche solo da provare, o un programma in preparazione per un concerto o un esame o semplicemente una composizione personale da confrontare. Il Maestro non si è mai tirato indietro, nonostante l’evidente stanchezza dovuta alla difficoltà oratoria come conseguenza della sclerosi multipla.

Si è parlato musica, di note, di suono, di sicurezza di sé, di memoria, di studio, di spazio, di colori e di ascolto.

Sì, perché la vera arte del musicista è saper ascoltare la musica e mettersi al suo servizio. Questo partendo dal presupposto che creare musica è un atto condiviso, che rende ognuno protagonista e suono. Il musicista suonando crea un grande atto di generosità nei confronti di chi l’ascolta e con l’ausilio dello strumento trasforma le note in colore, dando vita a un vero e proprio concerto per musica e immagini.

Come racconta lo stesso Maestro in una recente intervista: “soffro di sinestesia sin da bambino, ogni mio brano parte da un assunto mnemonico sensoriale dettatomi da qualcosa che vedo, che mi viene raccontato. Da un gusto o una sensazione tattile”.

Ed è proprio così, con la Sua musica, ha risvegliato i sensi in un turbinio di sinestesie. Ascoltare il Maestro parlare e suonare ha provocato una netta reazione a catena di tutti gli altri sensi di percezione: come per magia era possibile vedere i colori delle note, sentire il profumo della melodia e il vibrare del suono.

Ezio Bosso non è un personaggio facile da raccontare, da scrivere. Bisogna ascoltarlo, sentirlo, guardarlo.

“Credo da sempre che la storia non possa essere raccontata perché raccontarla vorrebbe dire cambiarla. Per questo esiste anche la musica, che suggerisce, intriga e lascia ad ognuno di noi il viverla quella storia. E così ve la racconto. Dall’alba al tramonto. Da elemento a elemento”.

Ecco perché mi limito a scrivere poco, perché Lui e la sua musica non hanno bisogno di altro, solo di essere registrati per poterli riascoltare ancora e ancora, solo così si può capire in una nota quanta vita c’è.

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