Associazione Volonwrite

Comunicazione Sociale sulla Disabilità

di Stefano Martini

L’appuntamento pomeridiano di lunedì 13 maggio al Salone Internazionale del libro di Torino punta a farci riflettere “sull’odierna necessità di un buon giornalismo”, come sottolineato dal moderatore del dibattito Daniele Cerrato: “In un mondo dove le notizie si rincorrono sempre più frettolosamente – aggiunge – al punto da non riuscire più a distinguere quale sia l’informazione di livello, quella scadente o la vera e propria fake news, sembra proprio che la qualità sia l’elemento che possa garantire la differenza”.

La parola passa poi a Bernardo Valli, firma prestigiosa del Corriere della Sera e della Repubblica, vero e proprio mito del giornalismo. Il suo intervento inizia con il ricordo dei primi tempi del suo lavoro da reporter di guerra in giro per il mondo e degli strumenti per trasmettere le notizie come il telegrafo, usato durante i fatti accaduti in Venezuela, oppure il telex, con cui veniva creato un vero ponte radio grazie agli aerei che sorvolavano la zona. Valli, passando ai tempi più recenti, si sofferma ad analizzare la rete e il suo impatto: “Con internet – ha affarmato – cambiò tutto, soprattutto per quanto riguarda la censura: prima bisognava mettere in conto un certo grado di autocensura, specialmente nei paesi esteri dove il rischio di ritorsioni era sempre ben presente”. Valli chiude il suo intervento indicando sia altri fattori dovuti all’arrivo delle notizie online, come il declassamento della carta stampata e la rapidità delle notizie, sia la sua formula per evitare un giornalismo improduttivo: “Credo che il futuro del giornalismo – conclude – non sia nella sola trasmissione della notizia, piuttosto in una sua corretta analisi: la notizia necessita d’essere spiegata”.

Con il proseguire del dibattito vengono esaminati altri cambiamenti come la scomparsa di figure intermedie, lo stenografo e la diminuzione di passaggi di redazione con i quali si può garantire una maggiore qualità d’informazione. Oggi non ci si può permettere di soffermarsi troppo sulla redazione della notizia la quale rischia però di arrivare al grande pubblico senza i giusti crismi. In merito a ciò la parola viene concessa a Carlo Verna, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti: “Il giornalista – afferma – non ha più l’esclusiva d’essere uno che parla con i molti, il lavoro di mediazione con il pubblico è cambiato, purtroppo il pensiero che una “slow-news sia una no-news” è sempre più diffuso e con ciò si perde sia la qualità della notizia che il gusto di soffermarsi a pensarne il significato”.

Dello stesso avviso è Vittorio Roidi, Presidente della Fondazione Paolo Murialdi: “La stessa democrazia ha bisogno di notizie certe, di verità – spiega Roidi – e il futuro del giornalismo deve passare, necessariamente, da un profondo ripensamento della stessa organizzazione professionale dei giornalisti i quali devono essere garantiti nei loro poteri da parte del Legislatore, oggi – prosegue – siamo sommersi da falsità scritte bene”.

In ultimo la parola passa al Presidente dell’ordine dei Giornalisti del Piemonte, Alberto Sinigaglia, che tornando indietro con i ricordi sottolinea l’importanza della redazione del giornale: “Vera e propria nave scuola per i più giovani e luogo di trasmissione del mestiere da parte dei più esperti, qui una notizia veniva vista e rivista appunto per garantirne la qualità che forse oggi, soprattutto sulla rete, si è persa. Il giornalismo – conclude – deve essere la maniglia che un cittadino può afferrare per sentirsi adeguatamente informato sui fatti”.

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